17 luglio 2019

Spettacoli

Chiudi

11.02.2019

True Detective al terzo ciak

Uno dei protagonisti detective della terza serie di “True detective”
Uno dei protagonisti detective della terza serie di “True detective”

¬ “Il mistero della profondità della foresta. La nebbia sopra le montagne. I fiumi. L’acqua. L’Arkansas è un’estensione dei personaggi, rappresenta il loro viaggio”. Le parole evocative di Nic Pizzolatto, creatore di True Detective, presentano la terza stagione, da non perdere, di questa serie antologica (show in cui le varie stagioni, pur legate da una sorta di “aria di famiglia”, hanno una storia autonoma e personaggi diversi). Nel 2014 fu una rivelazione, anche grazie alle incredibili performance di Matthew McConaughey e Woody Harrelson e ad una angosciante caccia al serial killer lunga 17 anni tra le paludi della Louisiana. Se non l’avete vista, cercate gli 8 episodi on demand. Sull’onda del successo, fu partorita una seconda stagione, l’anno dopo: bel cast (Colin Farrell e Vince Vaughn), bella storia, bella ambientazione. Ma un passo indietro, forse per la fretta produttiva. E siamo al terzo atto. Un ritorno alle vette della prima stagione. Con una detective story complessa, dolente e vera come la vita. Con una vicenda che si allunga su ben 35 anni. Con un protagonista, lo straordinario Mahershala Ali, poliziotto nero nell’Arkansas di Bill Clinton, ossessionato da un caso: che non ha risolto nel 1980 né, nonostante una svolta, nel 1990 e che torna a tormentarlo 25 anni dopo, intervistato per un programma tv “true crime” (il genere, di grande successo, di storie vere di crimini). E se non basta come complessità, considerate che il vecchio ex detective non è solo tormentato dai ricordi di un crimine irrisolto e terribile, dalla perdita della moglie e dallo sfascio della sua famiglia: ha fortissimi problemi di memoria. Più che ricordare deve ricostruire il caso, e il suo stesso inquietante passato. Troppo complesso? No. Aiutano una forza narrativa assoluta, e una vibrante limpidezza di forma. I paesaggi sono estensione dei personaggi, delle loro vicende. Nella prima stagione: le paludi della Louisiana, lo squallore di baracche in rovina dove si cresce tra indifferenza e violenza. Nella seconda: il groviglio di superstrade e la miseria estetica dei sobborghi industriali californiani. Qui: la misteriosa magia degli Ozarks, enorme altopiano che si estende su diversi Stati americani. In True Detective, uomini e donne di polizia cercano di far luce su un mistero. Ma, nel frattempo, la serie fa luce su di loro, sul loro viluppo di emozioni, sul dolore e la perdita che costituiscono sempre il nucleo di questi personaggi. Mentre loro indagano sul caso, noi indaghiamo su di loro. E in questa terza stagione c’è persino qualcosa di più. Come in un gioco di scatole cinesi, c’è l’indagine da cui la storia muove. C’è la nostra indagine, di spettatori, sui personaggi e le loro vicende personali, una doppia trama ad intreccio. E c’è l’indagine che il protagonista compie, giunto ormai a una vecchiaia che scolora nella demenza, su se stesso. Quasi come un senile, estenuato, Edipo, la cui mente funzioni a intermittenza, si accenda e si spenga, vaghi tra luce e buio - tra le nebbie della mente e le brume che nascono dall’acqua degli Ozarks, e inghiottono foreste, montagne, storie, vite intere, un magma di emozioni, che avviluppa, puntata do puntata. Giudizio. Imperdibile.

di JACOPO BULGARINI D’ELCI
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1