13 agosto 2020

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14.07.2020

Tutti si guardano allo specchio con la dura ironia di Pennacchi

L’artista Pennacchi durante lo show a Villa Venier FOTO BRENZONI
L’artista Pennacchi durante lo show a Villa Venier FOTO BRENZONI

Come guardarsi allo specchio e vedere tratteggiati i propri difetti, le mancanze e le brutture. Si ride a denti stretti e si porta a casa «cibo per la mente» allo spettacolo «Pojana e i suoi fratelli», messo in scena a Sommacampagna, nel parco di Villa Venier, dall’attore Andrea Pennacchi e dai musicisti Giorgio Gobbo e Gianluca Segato. Una serata da tutto esaurito: 400 persone (distanziate: c’erano 800 sedie in totale), niente più biglietti disponibili e successo dunque per il primo appuntamento della rassegna Palco Venier, organizzata dal comune di Sommacampagna e da Box Office Live. L’attore veneto - che il pubblico ha imparato a conoscere con il monologo-boom «Ciao terroni» (oltre 1,2 milioni di visualizzazioni su Facebook) e poi su LA7 a Propaganda Live - ha proposto uno spettacolo pre-Covid, nel senso che i personaggi evocati dalla sua voce e dalla musica rock ambient blues del duo Gobbo-Segato non sono legati alla cronaca, come si vede nel programma tv. Pojana e i suoi fratelli, infatti, provengono da una storia del Veneto parallela che Pennacchi sta portando in teatro da tempo, la vicenda millenaria di una regione «assetata di sangue», dagli Eneti agli austroungarici, dai «fassisti» agli indipendentisti del tanko. Tra i personaggi c’è il «sorson», il derattizzatore Tonon che fa i soldi, diventa famoso – si dice sia andato anche a liberare New York City dalle pantegane – e poi apre una ditta di catering per sterminare gli stolidi potenti. Pennacchi spiega questa violenza con una lunga teoria, partendo dall’assunto che «la mamma dei “mona” è sempre incinta» e continuando dunque nella parata di veneti solo all’apparenza normali, ma che riassumono in sé i tratti più deprecabili degli italiani. Senza comunque rendersene conto. Come il «padroncino» Franco Ford detto Pojana, appassionato di armi, anzi di fucili a pompa, anche lui affascinato dalla violenza, come Alvise il Nero che va in palestra, fa il «security» e aiuta in una situazione drammatica Edo, altro addetto alla sicurezza, mix tra appassionato di arti marziali («Il mio sensei dice che…»), un maniaco della forma fisica e “drogato” di violenza («Nel mio quartiere devi saper fare a teghe, a botte»), eppure con un suo personale codice d’onore. A differenza del Pojana in tv, dal vivo Pennacchi, grazie alla musica (immaginate il chitarrista Ry Cooder che incide “Rosolina, Rovigo” invece di “Paris, Texas”) riesce ad essere ancora più cattivo. In questo spettacolo non si salva davvero nessuno, nemmeno quelle persone che pensano di essere i buoni perché progressisti e dalla parte della ragione. •

Giulio Brusati
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