20 aprile 2019

Spettacoli

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22.12.2018

«Uomini senza futuro e instabili che s’indignano per cani e gatti»

Lo spettacolo “Paradiso“ proposto l’anno scorso da Babilonia al teatro CamployEnrico Castellani
Lo spettacolo “Paradiso“ proposto l’anno scorso da Babilonia al teatro CamployEnrico Castellani

Ancora successi a livello nazionale per i veronesi Babilonia. Il nuovo spettacolo del gruppo fondato da Enrico Castellani e Valeria Raimondi è infatti candidato al Premio Ubu per il teatro, il riconoscimento fondato nel 1978 da Franco Quadri, che giunge quest’anno alla sua quarantesima edizione e che vedrà il 7 gennaio 2019 la cerimonia delle premiazioni. «Calcinculo», questo il titolo della nuova produzione, è candidato nello specifico a due riconoscimenti: Miglior novità italiana - ricerca drammaturgica e Miglior programma sonoro - musiche originali. Nella speranza e nell’attesa (fiduciosa) di vedere anche a Verona «Calcinculo» (i Babilonia lo avevano proposto per la rassegna L’Altro Teatro ma non è stato accettato. Davvero «Nemo profeta in patria»?), di «Calcinculo» abbiamo parlato con Enrico Castellani. DIECI ANNI DOPO. «A dieci anni di distanza da “Made in Italy“, lo spettacolo che ci ha fatti conoscere a livello nazionale», spiega Castellani, «io e Valeria torniamo di nuovo in scena insieme. Questa volta non affrontiamo una tematica specifica; abbiamo cercato piuttosto di fare una fotografia al mondo caotico, contraddittorio, instabile che è quello del nostro tempo. Con uno spettacolo che sta a metà strada tra teatro e concerto: potremmo forse parlare di teatro-canzone, ma in versione rivista e corretta, perchè qui si tratta di indie, pop e rock. Ci pare infatti che per questo nostro tempo ossessivo le parole e le immagini non riescano più a raccontare da sole: la musica arriva in soccorso come una medicina o una miccia esplosiva». FOTOGRAFIA DELL’OGGI. «Calcinculo» dunque come spettacolo che prova a fotografare l’oggi, la sua incapacità di immaginare un futuro, di sognarlo, di tendere verso un’ideale, di credere, ma al modo fuori di ogni retorica, diretto e capace di generare il corto-circuito che spiazza gli spettatori che è proprio dei Babilonia. «Per mettere in scena questo crollo delle illusioni, non potevamo affidarci ad una narrazione ordinata», prosegue Castellani. «Lavoriamo un po’ con la tecnica del montaggio: attorno a noi tutto sembra così veloce da non riuscire a trattenere niente, e per questo musica e recitazione spesso sembrano “rotolare“, investono lo spettatore come un’onda in piena, con monologhi portati all’estremo, vertigini che travolgono. Tra i temi fondamentali c’è ad esempio quello della paura, cavallo di battaglia del presente. Ecco allora un uomo che arriva a casa, ha paura che qualcuno entri, mette l’allarme, ma poi ha paura dell’allarme, allora lascia la porta aperta e prepara dei soldi con un biglietto in cui invita i ladri potenziali e prendere quelli senza disturbarlo e via così... O ancora, sulla contraddittoria relazione con gli animali domestici mettiamo in scena una sfilata di otto cani: a decretare il vincitore dovrebbe essere il voto democratico della giuria, invece poi suggerisco che sia meglio se decide uno solo, meglio il battitore unico. Ecco, abbiamo smesso di andare a votare (basta democrazia, decide un altro) ma chiediamo che i diritti e i doveri dei nostri cani, gatti, canarini e tartarughe e criceti e conigli e pesci rossi siano sanciti dalla legge e che il tribunale si occupi della loro dignità e del rispetto nei loro confronti». Come conclude Castellani, «le contraddizioni che osserviamo sono prima di tutto le nostre. Realtà e finzione si sovrappongono: spesso non è chiaro dove finisca la vita reale e dove inizi la sua rappresentazione e viceversa». Sarà per questo che lo spettacolo spiazza e avvince. •

Alessandra Galetto
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