16 luglio 2019

Spettacoli

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25.07.2014

Pantalone e Piombino salvati dagli spettatori

Lo spettacolo dello Stivalaccio Teatro FOTO BRENZONI
Lo spettacolo dello Stivalaccio Teatro FOTO BRENZONI

Il duo di Stivalaccio Teatro arriva a Verona rodatissimo. In sella a un «cavallo unigamba» e un «musso rovigotto», rielabora le avventure del cavaliere della Mancia nato dalla penna di Cervantes, strappa sorrisi citando Dante e cronometra l'applauso finale richiesto come «captatio benevolentiae». La storia di due commedianti condannati alla forca che chiedono al popolo di salvarli ottiene perfino la grazia del meteo, che dopo una giornata di pioggia si ferma giusto il tempo dello spettacolo. La benevolenza del pubblico se la merita a suon di risate.
È andato in scena mercoledì al Forte di Santa Caterina, nel cartellone di Operaforte, il Don Chisciotte - tragicommedia dell'arte, diretto e interpretato da Marco Zoppello e Michele Mori con la consulenza di Carlo Boso. Un veneto e un toscano che s'ispirano alla scuola della commedia popolare italiana e ne rielaborano gli stilemi per il pubblico contemporaneo di tutte le età.
Sono solo in due, anziché una decina come accadeva nel Cinquecento. Sul palco si moltiplicano scambiandosi le parti, vestendo maschere (di Roberto Maria Macchi), chiedendo al pubblico un aiutino e qualcosa in più da due spettatori in particolare che si prestano senza troppi indugi. Nella finzione teatrale prendono il nome di Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni, attori della compagnia dei Gelosi, rei di aver recitato durante la Quaresima. Inizia così il racconto di come gli attori, in arte Pantalone e Piombino, sono stati «salvati dal pubblico da morte certa».
Ottenuta da un inquisitore schizofrenico (interpretato un po' dall'uno un po' dall'altro) un'ora di clemenza, vestono i panni di Sancho Panza e Don Chisciotte e su una trama predefinita ordiscono d'improvvisazione al punto che non sempre è chiaro il limite tra l'una e l'altra. Ma il dilemma è futile perché la tela risulta così ben intessuta da far perdonare tutto. Anche il testo, che avrebbe meritato qualche nota d'attenzione metaforica in più, cade in secondo piano di fronte all'atletismo di Zoppello e alla sinergia del combo che ben si muove sul palco essenziale dove spicca un sipario dal sapore di arte contemporanea ideato da Antonia Munaretti. D.C.

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