19 giugno 2019

Spettacoli

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10.12.2018

Mozart fra don Giovanni e signora morte

Andrea De Manincor e Sabrina Modenini FOTO BRENZONI
Andrea De Manincor e Sabrina Modenini FOTO BRENZONI

Anche Marco Brogi, Andrea De Manincor e Sabrina Modenini aggiungono il loro punto di vista al genio salisburghese. “Mozart mio Mozart“, visto al teatro Stimate per la rassegna l'Altro Teatro, ne colloca la riflessione sulle ultime ore, momento topico e climax narrativo consueto per decifrare i nodi che vengono al pettine della morte. Un compito di verità, più che di realtà, anche perché il lavoro è sbilanciato sul piano onirico: la morte visita Mozart per il rendiconto finale mentre il musicista in preda a deliri febbrili, sovrappone la propria personalità a quella del Don Giovanni molieriano. I due piani fantastici sono però attraversati da quello didattico con gli attori che entrando ed uscendo dai loro personaggi, ne spiegano le ragioni e ne sottolineano alcuni passaggi. Piano, questo, che trascende il compito di essere connettivo narrativo, per essere l'ulteriore palcoscenico di un dibattito di coppia sopra le righe. L'esuberanza di De Manincor esce dai contorni del personaggio “Andrea” per colorare anche Mozart e Don Giovanni delle stesse tinte decisamente marcate. Versatili i panni della Modenini che dinamici in Sganarello, si fanno più solenni nei panni della Morte per essere confidenziali in quelli di “Sabrina”. I temi, più sottili della stessa messa in scena, si distribuiscono i ruoli per importanza. Su tutto prevale il rapporto con la morte, come paura manzoniana. Finestra sul nulla da cui arriva un'aria di gelido abisso. I sotto temi che si dipanano dal “problema dei problemi” sono il rapporto conflittuale con il padre, un erotismo che forse il taglio del drappo in scena trasforma in smaccata metafora, la sostanza della fede e la sua necessità per la salvezza e infine anche un pirandelliano rapporto con i personaggi, mai del tutto separati dal loro autore. L'evidenza di questi fili che tessono la trama dell'ora e mezza di spettacolo sono nuova linfa all'inesauribile problema Mozart, che sicuramente continuerà ad essere argomento di analisi e speculazioni. Due note infine sulla musica. Se lo spettacolo mantiene dentro le sue intenzioni didattiche i pericolosissimi rischi del macchiettismo, la musica è una piacevolissima conferma dell'inafferrabilità del genio e della sua continua traducibilità. Invisibile e arguto – come al voce fuori campo di Giulio Brogi - il sorriso di Mozart si nasconde tra i righi dei suoi pezzi diventati ritmi sudamericani. •

Simone Azzoni
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