24 settembre 2020

Spettacoli

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13.08.2020

«Sono l’uomo delle cose semplici E mi piace il gioco di squadra»

L’ingegner Michele Olcese, direttore allestimenti scenici in Arena FOTO VACCARI
L’ingegner Michele Olcese, direttore allestimenti scenici in Arena FOTO VACCARI

Potrebbe sembrare un controsenso parlare del direttore dell’allestimento scenico in Arena oggi, che le scenografie non ci sono. Ma è forse nell’essenziale che emerge il guizzo geniale. Capaci tutti di fare cose che resteranno impresse nella memoria quando si possono utilizzare tutti i materiali che il mercato offre. Diverso è riuscire a far qualcosa di emozionante, quando da usare c’è poco più del nulla. Michele Olcese, dal 2017 è il direttore degli allestimenti scenici in Arena. Genovese, formazione classica e musicale nello studio del pianoforte, ha una laurea in ingegneria civile. Nel suo curriculum, dopo un’esperienza lavorativa in Germania il rientro in Italia, da libero professionista nell’ambito della progettazione strutturale e architettonica. In occasione della frequentazione dei corsi di scenografia alla “Renata Scotto Opera Academy” incontra gli scenografi Emanuele Luzzati e Guido Fiorato, e ne diventa assistente. E da lì, firma le scena degli spettacoli maggiori in tantissimi teatri in Italia e all’estero. Dal 2007 al 2009 è direttore degli allestimenti scenici del teatro Carlo Felice di Genova. Dal gennaio 2015 direttore tecnico al Centro Santa Chiara di Trento per la gestione dei cinque Teatri istituzionali di Trento e Rovereto. Nelle edizioni 2015, 2016 e 2017 è direttore tecnico del Festival internazionale di danza contemporanea OrienteOccidente di Rovereto e Trento. È lui, l’uomo che ha firmato l’allestimento che possiamo ammirare in queste serate. «La necessità principale era quella di far conciliare le esigenze di spettacolo con quelle sanitarie. È stato un lavoro di squadra, collegiale, va dato merito a tutti per questo risultato», esordisce Olcese nel suo studio di via Manin, «quello che possiamo ammirare è il risultato di una serie di scelte che dovevano rispettare esigenze tecniche, sanitarie, acustiche. A tutto questo abbiamo dato una forma». Ed eccola lì, la forma. Una sorta di decumano dentro l’Arena, rosso, come la passione, come il sangue. «Ci siamo confrontati molto, tenendo anche conto del budget limitato che dovevamo rispettare. La pedana è stata realizzata fuori, ma i rivestimenti sono nostri, come tutto il resto. La scelta del colore è stata all’unisono con la sovrintendente Cecilia Gasdia. C’era una parte che sosteneva il rosa-Arena, non avrebbe avuto lo stesso impatto. Sulla collocazione dei musicisti, del coro, ci siamo confrontati anche con le altre Fondazioni». Il coro è posizionato su piccoli podi, ad altezze diverse. «A vederlo forma una ola, visivamente d’impatto, è uno stratagemma per fare in modo che ogni corista possa vedere il direttore d’orchestra. Per evitare che i protagonisti calpestino la sabbia, le due passerelle che formano una croce, una sorta di decumano all’interno dell’anfiteatro». E conclude Olcese: «Io sono un uomo dalle soluzioni semplici. Una cosa più è semplice e più mi piace, è stata anche una sfida all’acustica. Direi che ce l’abbiamo fatta». •

Alessandra Vaccari
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