09 luglio 2020

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11.06.2020

Razzismo, stop a «Via col vento». Spike Lee firma un corto su Floyd

Clark Gable e Vivien Leigh in «Via col vento»
Clark Gable e Vivien Leigh in «Via col vento»

«Via col vento», icona del cinema mondiale e uno dei film preferiti del presidente Donald Trump, è razzista e come tale, sullo sfondo delle proteste seguite all’uccisione del nero George Floyd da parte della polizia di Minneapolis, è stato ritirato dalla piattaforma HBO Max. La tormentata storia d’amore di Rossella ÒHara e Rhett Butler, ambientata negli anni della Guerra Civile, «è il prodotto del suo tempo» e «presenta alcuni pregiudizi etnici e razziali che sfortunatamente sono stati comuni nella società americana», ha spiegato un portavoce del servizio in streaming. Con otto statuette, tra cui quella a Hattie McDaniel, migliore attrice non protagonista e prima afroamericana a vincere un Oscar, la pellicola del 1939 con Vivien Leigh, Clark Gable e Olivia de Havilland è considerata un classico del cinema americano, ma anche uno dei film più controversi di Hollywood: «Guardate “Via col vento” guardate il “Viale del Tramonto”», aveva esortato Trump polemizzando con la vittoria del sudcoreano «Parasite» agli ultimi Academy Awards. «Via col vento» non è la sola produzione travolta dalle proteste. Dopo 33 stagioni Paramount Network ha cancellato a tempo indeterminato il popolare reality «Cops». Lo show, che accompagnava vere volanti di pattuglia in varie città americane, aveva dato della polizia un ritratto positivo, agli antipodi con le brutalità emerse negli ultimi giorni. Hbo, che ha rimosso «Via col vento» su pressione dello sceneggiatore di «12 anni schiavo» (Twelve Years a Slave), John Ridley, riporterà il film in catalogo dopo aver introdotto «una discussione del contesto storico» e una denuncia dei passi falsi contenuti nel film in materia di razza. «È un film che glorifica il Sud ante bellum. È un film che, quando non ignora gli orrori della schiavitù, si ferma a perpetuare i più dolorosi stereotipi sulla gente di colore», aveva scritto Ridley sul Los Angeles Times. «Via col vento» resta, aggiustato con l’inflazione, uno dei film campioni di incassi di tutti i tempi e nel 1998 è stato messo al sesto posto nella classifica dei più grandi film di tutti i tempi dell’American Film Institute. Ci furono poche polemiche all’epoca della prima uscita nelle sale, anche se il «Daily Worker», l’organo del Partito Comunista americano, lo definì una «insidiosa glorificazione del mercato degli schiavi». Su un set non rimetterà piede «fin quando non troveranno il vaccino», dunque per ora il nuovo progetto «Prince of Cats», un Romeo e Giulietta al ritmo hip hop nella Brooklyn anni ’80, resta in pre-produzione per tempi migliori, ma la realtà tira in ballo e pesantemente Spike Lee. Il regista afroamericano di Atlanta che della lotta sui diritti civili dei neri ha fatto non solo il cuore del suo cinema, ma la sua guida morale e come tale è riconosciuto dai neri d’America, è da giorni in prima linea nelle mobilitazioni dopo la morte violenta di George Floyd tuttora in corso. Di getto ha realizzato un corto, anzi una videocompilation, «3 Brothers: Radio Raheem, Eric Garner and George Floyd» che mescola clip sugli arresti di Floyd e di Eric Garner, un altro nero ucciso dalla polizia nel 2014 a Staten Island (l’agente coinvolto, Daniel Pantaleo, non è mai stato incriminato) con scene dal suo cult «Fa la cosa giusta» in cui il personaggio di Radio Raheem muore strangolato dalla polizia con una presa alla gola. A dimostrare, se ce ne fosse bisogno quanto il tema sia purtroppo un evergreen. E il 12 giugno su Netflix sarà disponibile il nuovo film dopo «BlacKkKlansman» (Oscar alla sceneggiatura): «Da 5 Bloods - Come Fratelli» che racconta il Vietnam dall’angolazione di soldati afroamericani che stavano anche combattendo per la giustizia sociale negli Stati Uniti. «Avevi il movimento del potere nero, il movimento contro la guerra, il movimento delle donne e tutte queste cose si stavano unendo per far avanzare il paese», ha detto Lee alla Cbs. Il film lo avrebbe dovuto accompagnare al festival di Cannes dove era il presidente di giuria del concorso 2020, ma la pandemia ha fermato tutto. •

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