27 settembre 2020

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09.08.2020

Punto in Movimento, Shakespeare e le amare verità del nostro tempo

Una scena di «Molto rumore per nulla» al Teatro Romano FOTO FABIO DAMOLI
Una scena di «Molto rumore per nulla» al Teatro Romano FOTO FABIO DAMOLI

Da un lato il clima di festa e libertà tipico delle ‘genti’ mediterranee. Dall’altro l’inquietudine, in questo caso universale, di trovarsi reclusi in una gabbia senza più vie d’uscita. È uno Shakespeare desueto, ma decisamente originale, sospeso tra l’immortale bellezza del classico letterario e l’inafferrabilità dell’attuale presente - in continuo fluire verso non luoghi appena immaginabili - quello proposto al Romano da Punto in Movimento, con la nuova produzione di «Molto rumore per nulla» firmata dalla regia di Roberto Totola. Sospeso, dicevamo, tra il teatro della verità, in cui ad avere la meglio su ogni ordito è sempre una trama di onestà e buoni sentimenti, e il metateatro - innescato da espedienti scenografici che alludono a quarantene e distanziamenti sociali - della post verità. O per meglio dire, del post Covid. Un allestimento molto apprezzato dal pubblico di questa extra ordinaria Estate Teatrale Veronese, spalmato sulle gradinate come in assetto da stadio, da cui è infatti giunto un appassionato tifo per il cast di nove attori, ai quali è spettata la sfidante missione di riempire gli asettici vuoti (opinabili, ma dotati di un loro senso narrativo) della scarna architettura scenica, con la propria esclusiva arte. L’arte della recitazione e dell’interpretazione, ma anche della danza e del canto. Un coro di talenti che, pur nel concitato dinamismo della rappresentazione, enfatizzato ora da strutture mobili metalliche, all’occorrenza trasformate in prigioni dell’anima o del corpo - quali quelle recentemente sperimentate da tanti - ora dalla stessa vivacità delle scene descritte dal Bardo, hanno reso tutta l’autenticità dei personaggi e, al contempo, sviluppato una ricerca di espressioni, che nel complesso restituisce uno spettacolo armonico e godibile. Tra prove tecniche di innovatività e squarci di comicità, ciò che si palesa sul palco non è solo un ‘prodotto’ fatto e finito, ma un laboratorio in costante attività. Dove le qualità attoriali di Roberto Totola - convincente Benedetto dall’insolito fare bohémien - ricevono ulteriore credito, trovando promettente depositario nel figlio Enrico. E l’energia del testo, comunica le sue vibrazioni attraverso le caratterizzazioni di Alessandro Giacomelli, Alberto Poggi, Silvano Posenato, Marina Furlani, Giulia Gurzoni, Isabella Rossi. E di uno spassoso Daniele Garofoli, che nei panni di un bizzarro ufficiale, il quale anziché imbracciare armi da guerra impugna un irroratore di disinfettante, invadendo gli spazi di congiunti e non, in modo tragicomico funge quasi da cerniera tra un passato nostalgico e un futuro dai contorni nebulosi. •

Francesca Saglimbeni
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