26 febbraio 2020

Spettacoli

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25.11.2019

Lucio Dalla, il più grande
nel rivoluzionare i codici

È andato in onda sabato sera su Rai 1 un programma su Lucio Dalla, “Una storia da cantare”. Corre l’obbligo d’approfondire qualche aspetto della sua musica. Si potrebbe riassumere con l’inversione del titolo “Un canto da raccontare”. A partire dagli arrangiamenti per gli accompagnamenti con il rimescolamento dei codici, quello colto assieme a quello popolare, con elementi musicali del jazz. Arrangiamenti raffinati, vari e poi la sua voce. Dalla utilizzava le parole costruendo di continuo improvvisazioni ritmico-melodiche sui fonemi, ottenendo un risultato pari ad un assolo strumentale, usando lo strumento più antico del mondo. Come si è visto in un video del 1994 nella canzone I quattro ciucci con Arbore a New York, in cui mentre gli altri cantavano il testo, lui si sente libero di improvvisarci sopra con lo scat, una pratica espressiva vocale del jazz. Tanti bravi artisti, da Enrico Ruggeri a Bianca Guaccero, Gigi Proietti e Arbore, (Ma dove vanno i marinai), Francesco Gabbiani (Canzone da cantare), Noemi (Balla balla ballerino). Bellissima Piazza grande fatta in casa di Dalla, a Bologna, da Gigi D’Alessio con il suo pianoforte. Ma nessuno capace di uguagliarne questo aspetto. L’impressione è che il suo fraseggio, impossibile da indicare con la scrittura, sia indispensabile, come gli abbellimenti nelle arie del Barbiere di Siviglia, che non hanno una funzione accessoria, ma divengono parti integranti della melodia. Meglio di tutti per questo, forse aiutato dalla memoria, Gaetano Curreri, uno dei suoi tastieristi (La sera dei miracoli).

Elena Biggi Parodi
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