29 febbraio 2020

Spettacoli

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14.10.2019

Le cadenze? Assoli potenti
come l'arringa in un processo

Regaliamoci pochi secondi di contemplazione musicale suggerita dalla cadenza eseguita dal pianista Andras Schiff nell'ultimo concerto dell'Accademia Filarmonica. Conviene sapere che le cadenze sono quelle sezioni, prima della conclusione del brano, dove il solista interprete può prendere la parola e inventare un "a solo", come fosse l'arringa finale d'un processo. Schiff ha costruito la sua cadenza del secondo movimento del Concerto per cembalo e orchestra in re maggiore di Haydn perorando quattro battute situate all'interno di questo Un poco Adagio (da 37 a 40). Una manciata di suoni, che chi scrive ha ascoltato ossessivamente da adolescente e ancora utilizza come l'«Expecto patronum» di Harry Potter, un ricordo che ha il potere di risvegliare un'emozione affettiva intensa, baluardo contro ogni tristezza. Una melodia che è difficile canticchiare perché è un piccolo motivo musicale veramente pianistico, anzi cembalistico. Infatti, il Concerto fu scritto prima del 1781, prima che il fortepiano facesse il suo ingresso a Esterháza, con la visita in questa corte del costruttore Anton Walter. A ben vedere, la carica deflagrante di questa idea musicale si riduce a un gesto: una nota che si ripete sei volte, si ferma un secondo e poi scendendo scompare, come un inchino. Recandovi al minuto 10.17 dall'inizio del concerto si può ascoltare la battuta incriminata (11.06) e tutto il passaggio su cui Schiff ha costruito la sua bellissima improvvisazione che se non stata scritta, né registrata, ahimé, non lascia traccia.

Elena Biggi Parodi
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