29 febbraio 2020

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13.01.2020

Dobbiamo costruire oggi
il nostro pubblico di domani

Sarà meno grave del problema ecologico, ma è ugualmente preoccupante la sopravvivenza del pensiero musicale colto nel mondo di domani. Non c’è una vera scelta politica che introduca la conoscenza dei capolavori musicali nei percorsi scolastici generali. In più dalla fine dell’Ottocento il linguaggio musicale delle avanguardie ha cessato la comunicazione con il grande pubblico. Ha avuto le sue conseguenze anche il cambiamento nell’impostazione degli studi storici, dalla scuola francese degli «Annales» e poi con gli studi di Karl Popper (The poverty of Historicism, 1957), che ha fortemente puntato sulla riscoperta della produzione minore, sostenendo che per comprendere un genere nella sua totalità, debba essere conosciuto il panorama completo. Il risultato è che il meccanismo della «prima esecuzione in tempi moderni» ci ha condotto a provare una certa diffidenza nei confronti di queste operazioni. La conoscenza della produzione minore di un autore, seppur grandissimo come Mozart, è assai utile per una reale comprensione del passato, ed è più che legittima dal punto di vista culturale, ma può essere poco significativa sul piano della sostanza estetica, del valore artistico. Esercitare scarsa capacità di valutazione oggi può costituire un grandissimo rischio. Se vogliamo costruire il pubblico di domani, pena l’estinzione, non dobbiamo sprecare nessuna delle occasioni d’incontro con la musica classica. Dobbiamo privilegiare la conoscenza dei gioielli, nella speranza che l’occasione determini una fatale attrazione.

Elena Biggi Parodi
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