19 ottobre 2019

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19.09.2019

Nek: «All’Arena non ci si abitua mai
E ci sarà energia fino alla fine»

Filippo Neviani, in arte Nek, sarà stasera in Arena
Filippo Neviani, in arte Nek, sarà stasera in Arena

«Non importa quante volte suoni all’Arena: ogni volta è qualcosa di magico. E il 22 settembre sarà una grande festa con la mia famiglia, i parenti e gli amici. Anche quelli che vengono da fuori Italia - Messico, Spagna, Germania… ». Lo show di Nek in Arena in programma stasera alle 21 sarà il modo perfetto per dare l’avvio a un tour che toccherà anche l’Europa e che percorrerà tutta l’Italia, da novembre a febbraio 2020. «Ma a Verona c’è l’appuntamento più importante; inutile nasconderlo», ammette il cantante, sempre amatissimo dal pubblico, «invitare gli amici e la famiglia è un modo per esorcizzare l’Arena che resta… un’arena… Ok, non ci sono i leoni pronti a sbranarci, ma comunque c’è sempre un pubblico che vuole uscire soddisfatto».

Filippo, ci torni per la terza volta di fila all’anfiteatro. Non è che poi ci fai l’abitudine e non ti fa più effetto? «Impossibile! Anche se ci sono stato altre volte, per esempio al Festivalbar, l’Arena mi emoziona sempre. E poi lo scorso anno ci sono stato con Max Pezzali e Francesco Renga; non ero da solo. Comunque sia, se penso a quel palco, anche adesso mentre parlo, mi viene un nodo allo stomaco».

Già, in realtà era una domanda un po’ così… Un po’ come chiederti se a uscire tre sere di fila con Monica Bellucci, a un certo punto non fa più effetto (Nek ride, ndr). L’Arena anche da spettatore è pazzesca, no? «Certo! Ci sono stato diverse volte e mi ha sempre impressionato come fosse la prima In una delle ultime occasioni ho visto Sting e Shaggy. E ho imparato anche da loro in quell’occasione un po’ di cose…».

Tipo? Quali suggerimenti sei riuscito a prendere? «Che ormai i concerti non si possono intendere come promozione di un disco. Quella sera, quando Sting e Shaggy proponevano brani del loro album insieme – e non i classici dei Police o le hit del cantante inglese o quelle del giamaicano, la tensione inevitabilmente calava. La platea e il sottoscritto si spegnevano… E io allora mi sono detto: non voglio cadere in questo errore, cioè pensare che qualsiasi canzone possa suscitare lo stesso entusiasmo. Un concerto dev’essere un divertimento dall’inizio fino alla fine, con i pezzi più famosi, rifatti anche nell’arrangiamento».

E dunque non ti piacciono nemmeno quelli che comunque decidono di stravolgere i loro successi… «No, e non citerò per rispetto i nomi dei miei colleghi che cambiano così tanto i loro pezzi più famosi che devi arrivare a metà per capire cosa stavano suonando. E anche questo è un mio personale punto di vista: sono stato attento a tenere uno spazio per dare magari una sfumatura diversa alle mie canzoni. Ma le riconoscerete tutte, subito».

Nel tuo prossimo tour europeo c’è anche una data programmata a Parigi, al Bataclan, teatro di un attacco terroristico (nel novembre 2015), durante un concerto rock… «Ah, quella sarà una serata davvero memorabile, lo so già prima ancora di farla. Immagino che ci sarà un pathos particolare. D’altra parte, quell’attacco terroristico non colpì un luogo del potere, ma della vita quotidiana di noi persone, chiunque ci sarebbe potuto essere; è stato qualcosa che ha toccato il nostro stile di vita. E sono contento che sia stato proprio un grande come Sting a riaprire il Bataclan al pubblico, un anno dopo, nel 2016, con un suo concerto. La vita e la musica continuano. Nonostante tutto».

Giulio Brusati
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