15 dicembre 2019

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04.06.2019

Wasser, «Joanthology» arriva in Italia

Joan As Police Woman FOTO STEPHANIE SIDJAKOV
Joan As Police Woman FOTO STEPHANIE SIDJAKOV

Tempo di bilanci per Joan Wasser, la cantautrice di Brooklyn che pubblica dischi con lo pseudonimo di Joan As Police Woman. L’eccentrica artista – classe ’70, collaboratrice di Elton John, Lou Reed, Nick Cave, Antony e Franco Battiato – ha pubblicato nei giorni scorsi il triplo disco “Joanthology”, prima retrospettiva della sua carriera, iniziata intorno al 2002, quando si è scelta questo strano nome in omaggio a una star della tv, la «police woman» Angie Dickinson. Per presentare la sua antologia sta affrontando un lungo tour europeo che passa anche dall’Italia. La prima data nel nostro Paese è fissata per venerdì 7 giugno alle 21 all’Università di Padova, nella Sala dei Giganti, all’interno della rassegna AAVV Artisti Vari Indipendenti (biglietti in vendita su Ticketone e Geticket). L’8 giugno sarà a Roma, al Monk club; il 19 giugno al Botanique Festival di Bologna; il 5 agosto a Corigliano d’Otranto, nel Salento; e il 7 agosto ad Assisi. La raccolta di successi e brani registrati dal vivo (c’è anche un Live alla Bbc) è uscita a un anno dalla pubblicazione del disco “Damned devotion”. Oltre ai brani incisi in 15 e più anni di carriera, la “Joanthology” contiene l’inedito “What a world”, composto da Joan e una cover di “Kiss” di Prince. A proposito di “What a world”, una specie di gospel moderno («Lo, in questo mondo non sono sola… Ma sono così stanca di cercare… Non riesco a capire come un uomo possa uccidere un altro uomo… Che mondo!»), Joan ha detto: «Ero da sola sull’oceano quando ho scritto questa canzone. Facevo lunghe passeggiate sulla spiaggia cantando sul suono delle onde che si infrangevano sulla sabbia e avvolgevano la mia voce. Provavo sentimenti contrastanti. Nel momento in cui l’ho scritta, non riuscivo a spiegare come il dolore, che pensavo mi potesse distruggere, fosse parte di un sentimento più grande che rendeva lo stare al mondo incredibilmente fantastico». Il brano è stato eseguito anni fa in qualche concerto ma poi è uscito dal radar della Wasser. I fan, però, non l’hanno dimenticato. «L’ho messa da parte. Ma negli anni, le persone hanno continuato a chiedermi di “What a world” e così ho deciso di riscriverla e registrarla. Ho unito la scintilla iniziale alla purezza delle onde che si infrangevano sulla spiaggia. Il dolore e la gioia. Il desiderio e la compostezza. Domande infinite abbracciate da un movimento continuo». •

Giulio Brusati
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