18 novembre 2019

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15.10.2019

Verona Lirica debutta premiando Kos e Piazzola

Cecilia Gasdia e Giuseppe Tuppini premiano Simone Piazzola
Cecilia Gasdia e Giuseppe Tuppini premiano Simone Piazzola

«Abbiamo deciso di iniziare la nostra nona stagione con due rinomati artisti e due giovani promesse per rendere omaggio sia a chi ha già una bella carriera internazionale, sia a chi si sta facendo strada nei grandi teatri». Così Giuseppe Tuppini, presidente di Verona Lirica, ha introdotto domenica pomeriggio il concerto inaugurale dell’associazione, sapientemente accompagnato dalla pianista Patrizia Quarta e dal Quartetto d’archi Verona Lirica, composto dai violinisti Günther Sanin e Mirela Lico, dal violista Luca Pozza e dalla violoncellista Sara Airoldi. Ospite d’eccezione, il Sovrintendente della Fondazione Arena Cecilia Gasdia, la quale, oltre a consegnare il Premio Verona Lirica 2019 al soprano croato Lana Kos e al baritono veronese Simone Piazzola, ha dato al pubblico qualche anticipazione sulla Stagione 2020 al Filarmonico: cinque concerti e sette appuntamenti operistici, fra cui «Amleto» del compositore veronese Franco Faccio, alla sua terza esecuzione italiana assoluta dopo la prima a Genova nel 1865 e la ripresa alla Scala del 1871. Il titolo chiave del concerto è invece stato «Il trovatore» di Giuseppe Verdi, dal quale Lana Kos ha proposto, con appassionato trasporto e fraseggio incisivo, la cavatina di Leonora («Tacea la notte placida»), eseguendo quindi il gran duetto «Udiste? Come albeggi» con il Conte (interpretato da un autorevole e malinconico Piazzola) e l’infuocato terzetto che chiude il primo atto dopo l’ingresso di Manrico (un impetuoso Raffaele Abete). Repertorio 100% verdiano anche per l’applauditissimo Piazzola, che ha messo il proprio timbro virileal servizio di due personaggi strepitosi quali Rodrigo («O Carlo, ascolta») e Renato («Eri tu che macchiavi quell’anima»). In virtù di una vocalità audace e di uno slancio emotivo molto partenopeo, il tenore napoletano Abete si è invece votato a eroi romantici quali il Werther di Jules Massenet e l’Enzo Grimaldo della «Gioconda». Il basso cagliaritano Alessandro Abis ha incarnato la quota brillante del concerto, passando con sicurezza e vivace disinvoltura dal Leporello mozartiano («Madamina, il catalogo è questo») ai rossiniani Don Basilio («La calunnia è un venticello») e Mustafà («Già d’insolito ardore nel petto»), senza però negarsi almeno un’interpretazione drammatica, ossia la grande aria del Faraone «Cade dal ciglio il velo» (da «Mosè in Egitto»). Applausi meritatissimi. •

Angela Bosetto
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