03 aprile 2020

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21.02.2020

Verona Baroque regala un grande

Il Verona Baroque Ensemble a San Pietro in Monastero   FOTO BRENZONI
Il Verona Baroque Ensemble a San Pietro in Monastero FOTO BRENZONI

Prende vita un nuovo ensemble di casa: il Verona Baroque Ensemble, formato da musicisti di provata esperienza. Nell’organico, alcuni sono noti per la decennale docenza nel nostro Conservatorio, come l’oboista Paolo Grazzi, il fagottista Andrea Bressan, il flautista Marcello Gatti, la violoncellista Catherine Jones e il clavicembalista Marco Vincenzi, altri per loro anagrafe veronese, come il violinista Alberto Martini. I sei protagonisti si sono misurati in una animata esibizione per la nuova rassegna Barocca Off promossa dalla stagione concertistica del Ristori, nello spazio della chiesa di San Pietro in monastero. Alla base del loro programma alcuni Concerti a 5 dell’op. 10 di Vivaldi, nonché due parentesi di Telemann, col Quartetto in sol maggiore e di Bach figlio, per un Quintetto in re maggiore. Naturalmente nella serata Vivaldi l’ha fatta da padrone, specie col primo Concerto in re maggiore RV 90 per flauto, oboe, violino, fagotto e basso continuo, terzo dell’op. 10 in cui il flauto ha la funzione di richiamare il canto del cardellino. Musica non di pura ed esteriore imitazione della natura, al contrario, una delle pagine più elaborate di Vivaldi, dalla strumentazione estremamente varia ed accurata, dove le continue variazioni ed entrate del solista danno la sensazione di una grande libertà formale e di un discorso estroso, di stupenda leggerezza strumentale che l’abile Marcello Gatti ha dipanato nei passaggi più impervi, senza inutili eccessi. Il Verona Baroque Ensemble ha mostrato che i vezzi e le belle maniere dello strumentalismo vivaldiano non hanno per lui alcun segreto. Ne ha assecondato infatti fantasiosamente -con esaltazione del virtuosismo individuale e collettivo- i giochi dei vuoti e pieni, di luci ed ombre, del solo e tutti, con le saporite progressioni, la lucentezza dei temi, la pensosità pregnante di certi Adagio, la vorticosa vis liberatoria, talora persino un tantino eccessiva ed aggressiva degli Allegro. E il colore dei suoi strumenti antichi e la prassi esecutiva filologica restituiscono vitalità alle pagine che entrano facilmente nelle orecchie. Un Vivaldi insomma energizzante, trascinante, colorito, mediterraneo, a tratti persino orgiastico, sempre ricco di suono e di idee musicali che nella lettura trovano puntuale riscontro e valorizzazione. Del resto il Concerto vivaldiano è un congegno ben oleato con la sua vivacità ed il calibrato time out dei movimenti centrali. Il Verona Baroque Ensemble ne coglie pienamente il carattere capriccioso, umorale, stravagante appunto. •

Gianni Villani
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