22 luglio 2019

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12.02.2019

Verdi, Puccini e Donizetti pagine di ardenti passioni

I protagonisti dell’ultimo concerto di Verona Lirica al Filarmonico FOTO BRENZONI
I protagonisti dell’ultimo concerto di Verona Lirica al Filarmonico FOTO BRENZONI

Un concerto votato alle passioni ardenti quello che Verona Lirica ha offerto domenica nella cornice del Teatro Filarmonico. Le dominatrici del programma, non a caso, sono state le appassionate partiture di Giacomo Puccini, seguite dai romantici drammi di Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti e Umberto Giordano. Ma, nel corso del pomeriggio (presentato da Davide Da Como), ha trovato spazio anche una duplice leggerezza, quella brillante di Rossini e quella malinconica di Franz Lehár. Ad accompagnare i tre cantanti, il pianista Roberto Corlianò e il Quartetto d’archi dell’Arena di Verona, composto dai violinisti Günther Sanin e Mirela Lico (la quale ha festeggiato suonando il proprio compleanno), dalla violoncellista Sara Airoldi e dal violista Luca Pozza, che ha curato gli arrangiamenti di tutti i brani. La quota più solare del concerto è stata affidata al timbro latino e schiettamente tenorile di Eduardo Aladrén, che ha celebrato la sua terza esibizione per Verona Lirica mettendosi al servizio di due innamorati, l’ingenuo Ruggero de «La rondine» e il principe Sou-Chong de «Il paese del sorriso», dei quali ha, rispettivamente, proposto l’aria «Parigi! È la città dei desideri» e la celebre romanza «Tu che m’hai preso il cuor». Il baritono Massimo Cavalletti ha invece siglato il proprio applaudito debutto sul palco del Teatro Filarmonico prestando la sua voce torrenziale e poderosa alle cavatine di Figaro («Largo al factotum» da «Il barbiere di Siviglia») e di Severo («Decio, signor del mondo… Di tua beltade immagine» da «Poliuto»), prima di interpretare uno dei più bei personaggi maschili verdiani, Rodrigo di Posa, ed eseguire con Don Carlo/Aladrén il duetto «Dio che nell’alma infondere». Dopo essersi cimentata nelle raffinate agilità con cui Violetta sigla la conclusione del primo atto de «La traviata» (dalla scena «È strano!... è strano!...» all’inebriante cabaletta «Sempre libera») e nel virtuosistico bolero di Elena ne «I vespri siciliani» («Mercé, dilette amiche»), il soprano Cinzia Forte si è calata con profondo coinvolgimento emotivo nei panni di Madama Butterfly e Lucia di Lammermoor per duettare, rispettivamente, con il tenore e il baritono. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Angela Bosetto
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