16 luglio 2019

Spettacoli

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03.07.2019

«Un’eroina libera e fedele a se stessa Bizet è attuale»

Il regista e scenografo Hugo de Ana
Il regista e scenografo Hugo de Ana

E’ un Hugo de Ana che ama parlare ancora di questa “sua” Carmen, sia pure telefonicamente perché alle prese con altri allestimenti, per Pechino e Bilbao. «Quanto sorprende di Carmen è la sua ricerca continua di libertà. Per primo da sé stessa. Ho voluto mostrare quanto sia un personaggio aggressivo, che domina gli uomini. C’è una forte componente maschile in lei. Un personaggio già rivoluzionario e crudo nella novella, che in Bizet diventa perfettamente funzionale alla dimensione teatrale». La sua Carmen, più proteiforme o più sfuggente? Sicuramente proteiforme. Fin dalla prima esperienza ho spostato la vicenda ad un periodo più vicino a noi, più realistico e poetico, pur nel suo finto verismo: un’astrazione che porta al concetto del mito. Parte del mito è implicito nella storia dell’uomo e questa Carmen ha un potere che appartiene agli uomini, come fosse una strega dominata da satana, che conduce al senso della tragedia. Siamo dunque negli anni Trenta del Novecento? Si, quando nasce una grande rivoluzione della donna spagnola che istituisce la prima repubblica, che vota, crea i sindacati, fa scoppiare i primi scioperi nelle fabbriche. Sono esistite davvero queste donne che hanno preso le armi, creato un esercito, cercato la propria libertà. Un gruppo, detto “libertaria”, che lottava contro il franchismo, che non voleva essere sottomesso dall’esercito degli uomini, però senza un vero capo. Solo Franco è riuscito a mettervi ordine. Dietro una partitura così scorrevole si nasconde davvero un nodo ambiguo di musica e umanità non inferiore ad altri capolavori? Carmen è un capolavoro assoluto, con quel tema del destino che dopo la folgorante apparizione durante il preludio ritorna continuamente nel corso dell’opera. Come nel terzo atto: il momento più grande. Per lei sarà l’estrema e logica conseguenza di una scelta esistenziale, orgogliosa, anticonformista che fa della fedeltà verso se stessa la ragione prima della vita. Dopo 24 anni di Zeffirelli, Carmen è ambientata in una Siviglia diversa. Si, però non oleografica, ma povera. Nel 1845 non era ancora restaurata Piazza della Maestranza, quindi il mio mondo spagnolo sarà primitivo, di periferia. Escamillo è un poveraccio che ha fatto fortuna con la corrida e don José, un soldato testardo del nord che ripara nell’esercito dopo aver ucciso.

Gianni Villani
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