15 novembre 2019

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11.06.2019

Patti Smith, rock e poesia in un concerto-cerimonia

La sacerdotessa del rock Patti Smith
La sacerdotessa del rock Patti Smith

Patti Smith è stata la prima rocker a includere nelle sue composizioni, in maniera esplicita, la poesia, partendo dal simbolismo francese fino ai beat americani, ammettendo l’influenza delle arti visive, da Giotto all’amico fotografo Mapplethorpe. Ma per quella che viene chiamata «la sacerdotessa del rock» non si tratta solo di un’influenza letteraria: Patti ha adottato perfino l’abbigliamento di Rimbaud, ritagliandosi uno spazio estetico unico nel panorama del rock che ha anticipato il punk. Da sempre ambasciatrice della bellezza salvifica della musica e della letteratura – chi ci crede più di lei? – è giusto che sia finalmente ospite del Festival della Bellezza, stasera alle 21.30 al Teatro Romano di Verona. Ad accompagnarla, il chitarrista e pianista Tony Shanahan, da diversi anni al suo fianco anche in formazioni allargate che comprendono talvolta i suoi figli, Jackson e Jesse Paris, avuti dal chitarrista dei leggendari MC5, Fred Sonic Smith, a cui ha dedicato il brano “Frederick”. Al Romano si prefigura una serata di musica e parole, con alcuni classici del rock poetico inciso dalla signora Smith (“Gloria”, che è di Van Morrison tanto quanto di Patti, “Because the night”, “People have the power”, “Pissing in a river”), una manciata di cover rese in modo molto personale (Neil Young, forse Jimi Hendrix), tributi a William Blake, Kurt Cobain e Amy Winehouse. Ma da un concerto di Patti Smith, più che la musica, ci si aspetta l’energia di una donna a se stante, lontana dagli stereotipi del rock; ci si approccia come a una cerimonia, con una liturgia precisa. Seppure simile alle altre sue decine di concerti in solitaria o quasi, sarà comunque uno spettacolo unico, con qualche riferimento a Verona e alla sua storia. L’altro giorno, a Taranto, ospite del festival Medimex, ha detto: «Taranto è una città bella che ha grande energia. La sua luce è fascinosa. Non ha solo industria pesante, ed è assurdo, infatti, che si produca acciaio assieme all’allevamento dei mitili. Avete cose che vanno conservate, abbracciate. Dovete volere bene al posto in cui vivete». Appassionata di arte, pittura e fotografia, chissà cosa fotograferà di Verona. E se non c’è un disco in dirittura d’arrivo, è confermata l’uscita – il 24 settembre - del suo prossimo volume, “Year of the monkey” (L’anno della scimmia). •

Giulio Brusati
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