13 novembre 2019

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22.10.2019

Pacino «The Irishman», Scorsese riunisce i suoi vecchi amici

Martin Scorsese ieri al Festival
Martin Scorsese ieri al Festival

«Volevo fare un film con i miei amici» dice Martin Scorsese e in questa frase c’è tutta la «malinconia» che pervade «The Irishman». Il regista è alla Festa di Roma per presentare il film tanto atteso (4-6 novembre in sala, dal 27 novembre su Netflix) e con una lavorazione di anni, lunga, complicata e appassionante per tutta la tecnologia sperimentale che c’è dietro. «Senza gli effetti digitali sviluppati dalla Industrial Light & Magic, avrei dovuto avere un cast alternativo per far interpretare i ruoli in gioventù, invece io ci tenevo a fare tutto con loro». Il regista 76enne non parla mai di film “testamento“ ma certo questo «The Irishman» non è solo il nuovo film di Scorsese perchè nel raccontare la storia vera del sicario Frank Sheeran, legato a triplo filo con la mafia italiana e irlandese, dal primo dopoguerra agli anni Duemila c’è una saga criminale, che incrocia la politica dall’assassinio Kennedy alla Baia dei Porci, che arriva ad un punto finale, come un’epoca che si chiude ed è tempo di riflettere in modo maturo sulla vita. «De Niro ed io volevamo fare un nuovo film insieme dopo “Casinò” del ’95, ne parlavamo da anni senza trovare la storia giusta. È stato Bob a parlarmi di questo libro di Charles Brandt: si è emozionato, coinvolto, descrivendo questo personaggio e ho sentito che potevamo essere sulla strada giusta e allo sceneggiatore ho chiesto di scrivere un film che cercasse di raccontare una vita intera, il tempo rimasto, la morte, i tradimenti e l’amore. Un approccio dalla fine di un’esistenza a guardare a ritroso nel tempo su cui De Niro ed io ci sentivamo molto a nostro agio. Ci sembrava importante anche che arrivato a quel punto della vita Sheeran, con tutti i morti lasciati alle spalle, la famiglia che lo aveva lasciato solo, tutto quel conflitto vissuto e quella violenza, rimanessero nel passato e il nostro protagonista accettasse che la morte è parte della vita», dice. Ammettendo che in questo sta la melanconia profonda di questa epopea mafiosa «per la quale non c’era bisogno, come invece era accaduto in passato, di esaltare l’aspetto drammatico, di spettacolarizzare la violenza». Sheeran, uomo di fiducia del boss Russell Bufalino (Joe Pesci), si trova ad un certo punto a dover eliminare la persona che più ha fatto breccia presso di lui, il potente istrionico Jimmy Hoffa (Al Pacino, in una prova da urlo), il leggendario sindacalista americano degli autotrasportatori di cui oggi nessuno si ricorda. Per fare questo film, dal budget record di 160 milioni di dollari Scorsese ammette il compromesso: «la produzione, in piena libertà creativa, con i soldi di Netflix, senza i quali non sarebbe stato possibile realizzarlo, proprio per il costo della tecnologia digitale». •

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