21 luglio 2019

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16.06.2019

Ottolini, Bosso e gli altri big nelle radici di New Orleans

Mauro Ottolini con la sua tromba
Mauro Ottolini con la sua tromba

Lo abbiamo conosciuto come trombonista e solista di rango (con Franco D’Andrea, Vinicio Capossela e tantissimi altri ), come arrangiatore (tra gli altri per Enrico Rava, Malika Ayane e Negramaro), come grande talento del jazz italiano, come compositore e fenomeno da palcoscenico e addirittura come specialista delle conchiglie (nel suo ultimo album «Sea Shell») ma stavolta ascolteremo l’instancabile Mauro “Otto” Ottolini alla guida di una formazione speciale perché riunisce alcuni dei musicisti a cui è più legato. L’occasione sarà la prima serata di Verona Jazz 2019 con lo spettacolo intitolato «Storyville Story» mercoledì 19 giugno alle 21 al teatro Romano. Ottolini, ci parla di questo progetto? Con me ci saranno Fabrizio Bosso alla tromba, Vanessa Tagliabue Yorke alla voce, Paolo Birro al piano, Glauco Benedetti al sousaphone e Paolo Mappa alla batteria. Ho scritto gli arrangiamenti di brani legati alla storia di New Orleans degli anni Dieci, Venti e Trenta. Sono pezzi che ruotano attorno al blues anche se non sono dei semplici blues. È una formazione che mi da molte soddisfazioni, in ogni concerto abbiamo enorme successo. Forse è legato a questa musica che rimanda all’epoca in cui il jazz era un fenomeno popolare. Sì. Fino agli anni Quaranta venivano scritte delle composizioni che andavano incontro al gusto dell’epoca. Poi andando avanti con gli anni del bop e dell’hard bop c’è sempre più attenzione al solismo e meno alla composizione, e questa situazione forse ha reso il jazz una musica più elitaria. Una particolarità del gruppo è la mancanza del clarinetto... È vero, e ci sono invece tre ottoni che spesso si muovono assieme lungo le armonizzazioni e con la voce creano delle timbriche originali. Fabrizio Bosso è uno dei grandi trombettisti jazz italiani. Come vi siete incontrati? L’ho conosciuto in Cina dove entrambi eravamo in tour, in una camera d’albergo ascoltando Bourbon Street suonata da Wynton Marsalis ci siamo talmente entusiasmati che abbiamo deciso di fare qualcosa assieme. Un’altra particolarità è la presenza di Birro... È un musicista talmente sensibile e musicalmente colto che è riuscito a dare una sua efficacissima interpretazione della musica di New Orleans. Lo stesso si può in qualche modo dire di Glauco Benedetti che è un sousaphonista molto evoluto ma si trova benissimo alla prese col jazz di New Orleans. E gli altri musicisti? Il fiore all’occhiello del gruppo è Vanessa, una delle poche cantanti capaci di interpretare come si deve questo repertorio. Ha studiato a fondo questi pezzi e ha un timbro vocale davvero perfetto. Poi c’è il batterista Paolo Mappa, che vive a Verona da tanti anni e con cui ho lavorato molto bene. •

Luigi Sabelli
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