18 ottobre 2019

Spettacoli

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09.09.2019

L’evoluzione di Brignano lascia il segno al Romano

Un momento dello spettacolo di Enrico Brignano tenutosi ieri al teatro Romano FOTOSERVIZIOBRENZONI
Un momento dello spettacolo di Enrico Brignano tenutosi ieri al teatro Romano FOTOSERVIZIOBRENZONI

L’evoluzione secondo Enrico Brignano. Dalle donne primordiali pelose e dall’uomo non ancora «erectus» (ma «barzottus») alla donna moderna che vuole e pretende i preliminari, vuole essere massaggiata e coccolata, ma alla fine si sente vulnerabile e non si concede comunque: «Mille e mille anni di evoluzione e non è cambiato nulla», sospira il comico romano, mentre intrattiene i 1800 del Teatro Romano, tutto esaurito da tempo e fuori i bagarini cercavano ancora biglietti con tanti potenziali spettatori rimasti all’asciutto. Il tempo passa, ma le situazioni restano uguali. I rapporti tra uomini e donne hanno le stesse dinamiche da millenni: lui nel Paleolitico lascia i peli dappertutto e lei lo redarguisce: «Questa caverna non è un albergo! Ti devi togliere i peli», e lui: «Se li tolgo io, te li levi pure tu». E da lì, riflette il comico, nasce la ceretta evolutiva e l’avversione nei confronti della peluria. Brignano frulla presente e passato: ma il tempo del titolo dello spettacolo, «Un’ora sola vi vorrei», è solo un pretesto che unisce una serie di battute, racconti, scenette, sketch. Vaga a zig zag dal Paleolitico a Leonardo, dal Rinascimento al Dopoguerra, da Brignano scolaretto con fiocco e grembiulino a Giuseppe Garibaldi. E ritorno. Dall’Eroe dei Due Mondi alla sua vicenda personale, con la nascita della figlia: «Vorrei essere il suo eroe; vorrei che mi guardasse come guarda estasiata Peppa Pig o Mascia e Orso». Ci sono autentici pezzi di bravura, come la storia di zio Terzino e zia Pina, sposi in fretta e furia, una volta che lui è tornato dalla guerra. La prima notte di nozze è folle: lei non conosce la ceretta e il cunnilingus finisce con il soffocamento del povero parente. E potete immaginare cosa hanno scritto sulla lapide... Con una raffica di voci diverse, dialetti e inflessioni (notevole quando fa il veneto-paleolitico), l’artista romano incrocia le situazioni e da lì nascono le battute. Un appuntamento d’amore nel Paleolitico è surreale: «Lei si mette una pelliccia di cinghiale, due gocce di Chanel numero Cimice; lui l’aspetta sotto il baobab e prende il pitone e le «pitofona» per chiamarla...». Più il suo sguardo si posa sulle situazioni in modo feroce, cioè quando si avvicina al Verdone dei primi film (la popò di sua figlia), e più risulta incisivo. E mostra di avere una certa cultura: «Ho fatto le scuole dell’obbligo, perché mi ha obbligato ad andarci mio padre...». E alla fine arriva la rimessa: «Per me a Verona è stata una serata speciale... La vostra città mi piace, anche se non ci sto tanto bene perché non è come Roma... e infatti ho detto ai miei amici ieri di buttare un po’ di immondizia a terra per farmi sentire a casa. Comunque Verona l’adoro e l’anno prossimo ci vedremo magari in Arena!». •

Giulio Brusati
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