15 dicembre 2019

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14.05.2019

Il voodoo rock di Moonlight Benjamin

La cantautrice haitiana Moonlight Benjamin
La cantautrice haitiana Moonlight Benjamin

Per progredire il rock si è sempre lasciato contaminare da generi musicali diversi e da altre arti. Con la cantautrice haitiana Moonlight Benjamin si entra in un territorio misterioso, quello del voodoo rock. I disegni sul suo volto, i movimenti delle mani nei videoclip, gli abiti di pizzo nero, i simboli che appaiono e scompaiono, le parole delle canzoni e l’atmosfera cupa del suo nuovo disco, “Siltane”: tutto concorre a rendere inquietante, unica e diversa dal resto, un’artista che si esprime con linguaggio potente, lontana dal rock contemporaneo. E con molto più fascino di altri performer. Moonlight sarà in concerto in Italia in una sola data: dopodomani, giovedì, alle 21 al Centro Candiani di Mestre, dove suonerà con la sua band. Tutta al maschile. A fianco di Benjamin, infatti, troviamo il chitarrista Matthis Pascaud, co-autore e produttore del suo album recente; due musicisti haitiani, come lei figli della «diaspora» dell’isola caraibica, il bassista Mark-Richard Mirand e il percussionista Claude Saturn; e infine un altro francese, il batterista Bertrand Noël. La cantante è nata a Haiti ma dal 2002 vive a Tolosa. Anche se è da dodici anni sulla scena (“Siltane” è il suo terzo album), l’exploit è avvenuto alla rassegna di world music Womex 2018 e anche le recenti dichiarazioni di Iggy Pop – che, parlando con la Bbc, ha inserito Moonlight tra le sue artiste preferite - hanno fatto aumentare l’interesse per una cantante che mescola tradizione e innovazione, rock e religione, commenti politici e confessioni personali. In “Siltane” canta in francese e in creolo, e il fatto di non utilizzare l’inglese aumenta il fascino delle canzoni. Come in “Memwa’n” (“Memoria” in creolo) che apre il disco, tra chitarre elettriche fulminanti, battiti di mani e basso potente. Con “Papa Legba”, ripresa da un suo precedente album, rende omaggio allo spirito del voodoo che sta sulla porta del mondo degli spiriti, un tramite fra le due realtà. In “Moso moso” (una parola che significa giovane servo o schiavo) sembra confrontarsi con il rock sperimentale di gruppi come Talking Heads o Vampire Weekend, quando in realtà guardano tutti, lei compresa, all’immenso retaggio africano. Diverse canzoni celebrano ma anche criticano la cultura di Haiti, ponendo la questione dell’identità di una donna ora francese, nata e cresciuta ai Caraibi, con antenati africani. Il rock di Moonlight ha radici molto profonde. •

Giulio Brusati
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