15 dicembre 2019

Spettacoli

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29.04.2019

Il nuovo Marco Mengoni «Ecco il mio viaggio sul filo delle emozioni»

Migliaia di fan per il debutto di Marco Mengoni a TorinoMarco Mengoni in un momento del concerto
Migliaia di fan per il debutto di Marco Mengoni a TorinoMarco Mengoni in un momento del concerto

TORINO È un Marco Mengoni che si è scoperto cresciuto, senza più gambe che tremano prima di salire sul palco e con quella sicurezza necessaria per farsi trasportare dalle canzoni importanti, quello che l’altra sera ha inaugurato il suo nuovo tour nei palazzetti italiani. Lo spettacolo, che porterà in giro per le città italiane la voce di Ronciglione fino alla fine di maggio, è pensato come uno show che cresce e si trasforma, partendo da una presentazione minimal, che va arricchendosi lungo la strada di colori ed effetti scenografici ai quali Mengoni in prima persona ha pensato a lungo. «Racconto un viaggio, quello del mio personale percorso di liberazione dai patemi d’animo - confessa Mengoni - e che penso di aver raggiunto molto dopo avere iniziato a fare questo mestiere. Ad un certo punto succede che capisci tante cose e ti liberi un po’. Oggi sono contento di essere molto più freddo rispetto alle mie emozioni, ma allo stesso tempo di essere in grado di portarle con me sul palco. Durante l’ultimo tour mi tremavano ancora le gambe non appena sentivo il pubblico che aspettava là fuori. A questo giro mi sento più maturo e posso concedermi di farmi trasportare dalle emozioni su pezzi per me importanti». Tra questi ci sono canzoni come «La ragione del mondo» e «Proteggimi da me», brani inseriti nella lunga scaletta del concerto (della durata di due ore) assieme a «Muhammad Ali» che apre il live, «Un giorno qualunque», «Sai che», «Pronto a correre», un totale di venticinque titoli per un viaggio musicale in un solo concerto. «Ci siamo divertiti a creare tre blocchi all’interno dello spettacolo - spiega Mengoni - e parlo al plurale perchè questo show è davvero frutto del lavoro fatto da tutti quelli che l’hanno messo in piedi e che ci lavorano ogni sera«. Dall’analogico al digitale, attraverso uno schermo speciale trasparente, un fondale industriale che delimita lo spazio di scena con un vero e proprio muro di lamiera e sorgenti laser di ultima generazione realizzate per l’occasione negli Stati Uniti. Durante il concerto, Mengoni si ritaglia (e ritaglia per il suo pubblico) anche un momento “no telefonini“, spegnendo tutte le luci sul palco e chiedendo a tutti di concentrarsi solo sulle canzoni. E il miracolo riesce, anche se per pochi minuti. «Sono uno di quelli che va a vedere i concerti di tutti - ha commentato la voce di ’In un giorno qualunquè ed ’Esseri umanì - e oltre a contare fino all’ultima lampadina del palco per vedere se ne hanno più di me, osservo anche quello che fanno le persone tra il pubblico. Durante due ore di concerto, è anche bello concedersi qualche minuto di concentrazione solo sulla musica, senza riprendere con i telefonini. Mi è sembrato un escamotage ben riuscito». •

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