13 luglio 2020

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03.07.2012

Il beat? Figlio di oratori e teatrini parrocchiali

Il cd La rivoluzione del beat a Verona
Il cd La rivoluzione del beat a Verona

Con L'Arena, in questi giorni, è in edicola il cd La rivoluzione del beat a Verona (7,80 euro più il costo del giornale), omaggio al movimento che nella nostra città ebbe una grande influenza. Sull'esempio di Liverpool, si cominciavano a vedere per strada i primi «capelloni» abbigliati in modo appariscente. A quell'epoca papà andava a lavorare in giacca e cravatta e si possono ben immaginare i commenti indirizzati ai ragazzi dai benpensanti. Fu, l'epoca beat, un vero spartiacque generazionale. Con una particolarità: all'inizio la Chiesa era divisa sul fenomeno nascente, ma poi gli oratori e i teatrini parrocchiali furono i veri centri motori del movimento beat.
IL LICEO MAFFEI fu la prima scuola a dare spazio a quelle che oggi si definiscono band studentesche. Le canzoni erano tutte cover dei successi italiani o inglesi del momento e si suonavano per prova in cantina e poi all'Arlecchino, al Circolo dei ferrovieri di via XX Settembre, alla Lucerna di San Giovanni Lupatoto, alla pizzeria Tonale e in tanti altri locali da ballo aperti nel frattempo, tra cui spiccava il Piper's club sulle Torricelle. I complessi più famosi erano sicuramente i Kings, che avevano uno stuolo di fan, i Tornados, le Scosse, i Memphis, i Mercenari, le Ombre e tanti altri.
Non è mai stato fatto un censimento, ma pare che le formazioni conosciute fossero oltre 350. Non è stato facile individuare e portare in uno studio di registrazione tutti i protagonisti di questo cd, ma è un evento importante, perché ognuno di loro ha fatto parte di quella storia.
Apre il cd Gigi Venturini delle Anime nere con Yeeeeh dei Primitives, seguito dal cantante degli Squali, Walter Steccanella, con il suo cavallo di battaglia You really got me ripreso dall'originale dei londinesi Kinks. Flavio Favetta, «the voice» delle Scosse, è tornato a cantare la classica The house of the rising sun, oltre a Don't let me be misunderstood e You gotta get out of this place portate al successo dagli Animals.
È stato recuperato il batterista e falsettista Zeno Cestari degli Anabas, la beat band veronese più vocalmente strutturata, che si è impegnato nella difficilissima Good vibrations dei Beach Boys e perfino Pino Giordano, chitarrista e corista di Meteore, Misteriosi e Sex Machine, che canta Grazie a te dei Rokes.
MARCO ATTARD era con la formazione dei Tornados dal 1965 al 1968 e in questo cd canta La mia città dei Rokes, Massachusetts dei Bee Gees, Applausi dei Camaleonti, oltre a condividere con il cantante delle Ombre, Roberto Genovesi, il successo di Franco I e Franco IV Ho scritto t'amo sulla sabbia. Genovesi interpreta la parte più popolare e melodica del cd con Bandiera Gialla, sigla radiofonica dell'omonimo programma di Boncompagni dedicato alla musica beat, Per vivere insieme dei Quelli (che poi sarebbero diventati la Pfm) e La notte di Adamo.
GIONA MARCHI era il leader dei Mercenari ed è l'unico ancora in attività; era uno specialista del soul e r&b e le sue fantastiche interpretazioni di My girl e I've been loving too long di Otis Redding e di It's a man's man's man's world di James Brown fanno capire quanto potesse essere popolare e ammirato negli anni '60.
Infine, due chicche sono Cerca, con cui i Kings parteciparono al Cantagiro del 1966, e Lasciati portare via, cantate dal batterista di quei famosi Kings: Pierpaolo Adda, autore assieme al chitarrista Ennio Ottofaro, che ha collaborato artisticamente alla realizzazione dei due brani, di questi e altri successi come Caffè amaro.
Nel cd si è cercato di ricreare le stesse atmosfere di allora, abbinandole a suoni tecnicamente più avanzati e conservando alcune ingenuità tipiche del periodo (improbabili pronunce inglesi di qualcuno e tira-molla del tempo di batteria). Le scelte rispecchiano ciò che ogni artista riteneva più rappresentatioe del proprio periodo di gloria. E alla fine il risultato ci è piaciuto molto.

Roberto Ceruti
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