13 dicembre 2019

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29.10.2019

I cileni Föllakzoid portano musica minimale ed estrema

Il concerto dei Follakzoid al Colorificio Kroen
Il concerto dei Follakzoid al Colorificio Kroen

Un critico inglese annotava: «Ai rave party i ragazzi sono così strafatti che ballerebbero anche il segnale orario». È un po’ così la musica del gruppo cileno Föllakzoid, ascoltata al Colorificio Kroen. Minimale ed estrema, magari aumenterebbe di impatto se fosse ascoltata con la mente alterata. O magari no. Posto che la musica funziona come la droga, difficile capire come il battito ossessivo della band di Santiago del Cile possa alterare la mente, visto che prevede pochissime variazioni. Il beat è mantenuto da un charleston campionato, un basso elettronico e pochi accordi sconvolti dal riverbero del chitarrista Domingae Garcia Huidobro. Negli Usa, più che il suo fascino androgino, ha fatto scalpore che fumasse in un club. Il New York Times ha scritto: «Si è acceso una sigaretta al chiuso? In questa città? Allora il rock non è morto». In realtà è sepolto. Il ritmo tecnoide dei Föllakzoid non invita, come la psichedelia, a un viaggio mentale: manca di groove e produce un senso di noia. Tra il pubblico eterogeeno si notano studenti, architetti, giornaliste, addette stampa ma – crediamo – nessun operaio. Dopo ore in fabbrica, a chi verrebbe in mente, di ascoltare un’altra ora di musica industriale, seppure suonata da un gruppo visivamente intrigante? •

G.BR.
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