15 novembre 2019

Spettacoli

Chiudi

06.10.2019

Giò di Tonno, il suo Gobbo vive nel cuore del pubblico

Giò di Tonno nel ruolo di Quasimodo
Giò di Tonno nel ruolo di Quasimodo

Numeri da record con un Quasimodo (quasi) sempre presente. “Notre Dame de Paris”, stasera in Arena (inizio alle 21; ultima rappresentazione a Verona; occhio al finale – potrebbe apparire Riccardo Cocciante) raggiunge un numero da record: 42 rappresentazioni all’anfiteatro; lo spettacolo extra lirica con il maggior numero di repliche. «E di queste più di 30-35 mi hanno visto nei panni (laceri e sporchi, ndr) di Quasimodo». Giò Di Tonno, pescarese, classe ’73, cantante e attore, ormai all’anfiteatro è di casa («A parte le edizioni 2009 e 2011, sono stato in scena sempre») ed è identificato con il Gobbo dell’opera popolare firmata da Riccardo Cocciante e Luc Plamondon, con i testi italiani di Pasquale Panella. «In Arena - so di cadere nella retorica - è sempre un’emozione. E interpretare Quasimodo, specie negli ultimi anni, è diventato ancora più affascinante. Siamo sorpresi dall’affetto costante del pubblico. Ecco, a questo non ci si abitua mai». La novità dell’edizione 2019 è Esmeralda: non più Lola Ponce ma Elhaida Dani. «Amo artisticamente e umanamente Lola perché siamo come fratello e sorella; abbiamo condiviso tante cose della nostra vita, tra cambiamenti e figli», confessa Giò. «Mi manca ma, rimanendo nell’ambito dello spettacolo, è stata sostituita in maniera molto convincente da Elhaida, bravissima e accolta dalla nostra grande famiglia con entusiasmo - continua - . Col tempo troveremo ancora più feeling e la naturalezza che si crea in scena, sera dopo sera. Ma si tratta di poche cose: siamo già a buon punto e tra noi c’è tanta interazione. Elhaida ha una voce incredibile ed è perfetta per il ruolo». Ogni volta il pubblico scopre nuovi particolari. Tipo: avete sentito come canta bene Giò/Quasimodo legato alla ruota, mentre lo torturano? «Sono contento che ‘sta cosa venga notata perché c’è sotto un gran lavoro su respirazione e diaframma per mantenere una voce stabile anche quando corro sul palco o mi torturano a testa in giù.». Per diventare Quasimodo gli servono 45 minuti di trucco: «Dall’anno scorso ho una parrucca; così non distruggo i capelli». Altra novità: nel modo di cantare Giò rimanda spesso a Cocciante. «Da quest’anno ha voluto che calcassi un po’ la mano. La scorsa edizione cantavo con la mia voce, che è più pulita. Nel 2019 mi ha chiesto di sporcarla un po’ di più. E io ho accettato, asciugando magari certi movimenti». Resta da spiegare, al di là della qualità indubbia di musica, performance, coreografie e scenografie, perché in tanti vadano più volte Notre Dame. «Io credo che quest’opera popolare non sia mai uguale; cambia con lo stato d’animo di chi lo guarda. E poi è ancora uno show modernissimo. Alcuni miei amici non l’avevano mai visto fino a quest’anno e mi hanno detto: Bravi! L’avete rifatto bene Notre Dame! È aggiornato! E io ho ribattuto: Guardate che è così da sempre. Non ci volevano credere. Era avanti vent’anni fa; è avanti adesso». •

Giulio Brusati
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1