18 agosto 2019

Spettacoli

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26.06.2019

Fa scintille l’inedita accoppiata tra due band dall’anima rock

Emidio Clementi leader dei Massimo Volume FOTO BRENZONIUn momento dell’esibizione delle due band al Teatro RomanoUn’intensa esibizione delle due band per il festival Rumors
Emidio Clementi leader dei Massimo Volume FOTO BRENZONIUn momento dell’esibizione delle due band al Teatro RomanoUn’intensa esibizione delle due band per il festival Rumors

L’accoppiata Giardini di Mirò - Massimo Volume è stata la scelta più azzardata e affascinante di Rumors 2019: una band che rinuncia o quasi alla parola per affidarsi alla musica e un’altra che fonda tutto sullo scontro fra parola detta, scandita, e musica feroce. Scelta difficile, per molti versi, ché ne l’una né l’altra hanno molti fan sotto i 35 anni (quelli che affollano i "live") e nemmeno sono considerate band «cool». Ad ascoltarli, in un Teatro Romano mezzo pieno - altri guardino e bevano l’altra metà del bicchiere, se magari hanno sete - un pubblico attento, caloroso e rapito dalla musica di due band che sanno come mettere le mani nei punti nevralgici di un brano. Prendete i Giardini di Mirò: a momenti rimandano ai Mogwai, al post rock che andava una decina di anni fa; in altri punti sembrano i nipotini di Morricone (in New start) che finiscono in classe con band americane come Slint e Tortoise. Rispetto al recente concerto al Colorificio Kroen, sono ancora più in controllo della loro musica e sanno quando lasciarsi andare. Tra le caratteristiche più peculiari della band di Reggio Emilia c’è la capacità di costruire crescendo di meravigliosa compiutezza. Spingono i brani sempre più in alto, in una nube di effetti e distorsioni fino a scendere, rallentando con gusto. Emidio Clementi, leader dei Massimo Volume, fa da cerniera fra i set eseguendo con i Giardini un brano scritto nel 2003. Poi il cambio palco (un po’ troppo lungo, tanto che la gente si mette in coda al bar) ed entra la seconda band. Il suono si fa aspro, le chitarre sono sature, pesanti, soffocanti (suonare da Egle Sommacal e Sara Ardizzoni) mentre la ritmica è minimale, con accenti jazzy, con Mimì alla voce (un po’ roca all’inizio) e al basso, e Vittoria Burattini alla batteria. Le storie descritte dalle parole di Clementi scavano a fondo nelle vite dei trenta-quarantenni in platea: «E poi ci ritroviamo divisi da nuove alleanze... le cattive abitudini quasi sempre appagate... le nostre ore canoniche, le nostre ore contate... ». E il gioco tra le due chitarre diventa sempre più complicato (chi fa la ritmica? Chi è solista?), a sostenere le parole che diventano sempre più precise, feroci, compiute: «Ho visto le menti migliori della mia generazione mendicare la presenza ai varietà del sabato sera...». E più avanti: «Amica prudenza... Ho scoperto che può annegare anche chi rinuncia a navigare». Quanto al pubblico, per la verità non folto di ieri, conviene ricordare non tanto i Coldplay nel 2000 a Villafranca davanti a 250 paganti, ma il Vasco Rossi degli anni ’80 davanti a poche centinaia di persone, in un campo sportivo della provincia, o i Subsonica a metà anni ’90 in tour nei piccoli club - ma ognuno avrà il suo aneddoto da raccontare sul rapporto tra biglietti venduti e livello artistico. Che ieri sera al Teatro Romano era alto, come poche volte succede, oggi, nel rock italiano. E anche per questo va detto grazie a Rumors. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulio Brusati
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