22 settembre 2019

Spettacoli

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05.08.2019

Domingo strega l’Arena e sfoggia voce e carisma

Placido Domingo: lunghi applausi  per il maestro madrilenoIl grande tenore spagnolo in un momento di «Nabucco»Una scena del «Nabucco» per i 50 anni di Placido Domingo in Arena FOTOSERVIZIO BRENZONI
Placido Domingo: lunghi applausi per il maestro madrilenoIl grande tenore spagnolo in un momento di «Nabucco»Una scena del «Nabucco» per i 50 anni di Placido Domingo in Arena FOTOSERVIZIO BRENZONI

Infinito, straordinario Domingo! Anche ieri sera il grande tenore spagnolo, per festeggiare il suo mezzo secolo di imprese areniane, è riuscito a esaurire l’anfiteatro, riscuotendo valanghe di applausi. Tanti i vip in platea, dall’ex primo ministro britannico Gordon Brown al giornalista televisivo Bruno Vespa, per celebrare Domingo, una vita interamente dedicata all’opera lirica, che non ha eguali nella storia del teatro musicale per presenze e vastità di repertorio. Oggi Placido Domingo, in veste baritonale, lavora con assiduità su pochi e ponderati titoli - non ridotti alle sole note - ma scavando nel loro significato, dandogli un carattere personale e uno sviluppo psicologico conseguente. Creando cioè veri personaggi, capaci di porsi come termine di riferimento teatrale e storico più ampio attorno al rapporto timbro-personaggio, anziché annoverare nuovi traguardi o battere altri primati. Dimostrando sul campo quell’artista che è, a cui proprio l’età apporta un’esperienza ed una capacità di approfondimento preziose. E il successo che incontra sempre è planetario. Inutile dilungarsi sulle considerazioni che spontaneamente solleva la presenza di tale prerogativa. Le leggi del mercato sono quelle che sono e piacciano o no, quelle restano. Domingo vende spettacoli e video quindi anche le telecamere compaiono ovunque compaia Domingo. Anche ieri sera ha sfoggiato un’invidiabile fermezza di emissione. Il doppio “Pietà, rispetto, amore” dal Macbeth, eseguito nell’originale del 1847 e nel rifacimento del 1865, per fare l’esempio, viene governato da una “abilità diabolica”, pure con qualche durezza, una generale laboriosità nel distendere la frase: tutte bazzecole se confrontate ai portamenti di tanti baritoni d’oggi, anche famosi. Il colore della voce è ancor notevole, soccorso da un discreto fraseggio, forse generico, ma è quello giusto, che vale per tutte le circostanze. Le doti di carisma del celebre cantante sono ancora intatte per provare a sfruttare le possibilità insite in personaggi di fortissimo spessore e di molteplici sfaccettature come Nabucco, Macbeth e Simone Boccanegra in programma. Gli sono attenti compagni di viaggio, il soprano Anna Pirozzi, il tenore Arturo Chacon-Cruz (ricordate nell’antologia della Zarzuela di due anni fa?) prestatosi generosamente a rimpiazzare un collega, e per il finale di Nabucco, il mezzosoprano francese Geraldine Chauvet come Fenena, il basso serbo Marko Mimica nelle vesti di Zaccaria, con gli altri ottimi del cast: Elisabetta Zizzo, Romano Dal Zovo, Carlo Bosi, Lorrie Garcia. Anna Pirozzi è una preziosa Amelia, di linea sicura, luminosa per il rilevante controllo del fiato. Eccellente Arturo Chacon-Cruz: voce limpida che una sensata tecnica d’emissione rende squillante in alto e ricca d’incisività al centro assicurando poi l’indispensabile morbidezza di legato. Nei tre atti delle opere, la direzione di Jordi Bernacer ha una buona condotta, fluida e narrativa, prudente negli episodi più incisivi, con ottimi risultati per il finale. Il coro preparato da Vito Lombardi non si fa pregare per sfoderare la nota grinta quando ci sono pagine conosciute con cui andare a nozze: il Va pensiero dal Nabucco (bissato in platea) e il Patria oppressa dal Macbeth. Successo anche alla regia di Stefano Trespidi e alle scene con proiezioni di Ezio Antonelli. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gianni Villani
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