18 novembre 2019

Spettacoli

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13.10.2019

Con la Missa pro defunctis parte il «Viaggio in Italia»

L’orchestra e il coro della Fondazione Arena diretti da Alessandro Cadorio FOTO BRENZONI
L’orchestra e il coro della Fondazione Arena diretti da Alessandro Cadorio FOTO BRENZONI

Non solo opera buffa nel repertorio di Domenico Cimarosa, ma anche “drammi in musica” di carattere serio, nel filone cioè del melodramma metastasiano della prima metà del Settecento. E quindi anche un autore di oratori e “azioni sacre”, con numerose messe, mottetti, brani religiosi, scritti per occasioni particolari, come la “Missa pro defunctis” (in ricordo della duchessa Adelaide del Carretto di Camerano), che la Fondazione Arena ha scelto per completare la sua stagione sinfonica autunnale “Viaggio in Italia”. La pagina quasi dimenticata di Cimarosa, andata felicemente in scena (anche se per pochi intimi) l’altra sera al Filarmonico, ha molti pregi e cattura per l’alta qualità della sua fattura, a partire dall’Introitus e dal Kyrie, caratterizzato dai toni solenni e dall’elaborato Christe eleison. Ma nella lunga partitura (ben settanta minuti) ci sono altri momenti lirici e di grande drammaticità, come la sequenza Dies irae in tempo Largo, che richiama l’incipit del requiem, per muovere verso l’Allegro del Quantus tremor est futurus affidato al soprano solista Eleonora Bellocci - voce quanto mai efficiente e indovinata nel sostenere il lungo compito che le viene affidato da Cimarosa - e a due cori solisti che conferiscono alla sezione un tono tenue, di particolare commozione. La giovane compagnia di canto si rileva pienamente all’altezza della pagina, dall’eccellente contralto Lorrie Garcia a cui tocca l’intonazione di Judex ergo, al basso Alessandro Abis che canta con particolare enfasi il suo Confutatis maledictis. Di rilievo c’è anche la breve introduzione orchestrale che apre l’aria Preces meae del tenore, l’ottimo Matteo Mezzaro, dal tipico taglio operistico, cui successivamente si uniscono le altre voci. La pagina commovente dell’Ingemisco spetta invece al coro che sostiene la parte maggiore del De Profundis, a partire dalla fuga sull’Amen caratterizzata da una grande compattezza armonica per l’uso di tonalità legate fra loro. Di grande effetto risulta pure l’Offertorio Domine Jesu con l’intervento dell’intero organico, mentre il coro areniano, ottimamente istruito da Vito Lombardi, continua nei suoi interventi, dal De profundis lacu - nella tonalità di impianto, il sol, riaffermata fino al termine - al Sanctus, fino al Lux aeterna, che conduce ad una grande fuga sulle parole Cum sanctis tuis, con cui la composizione si chiude. Alla guida della compagine si distingue infine la bacchetta del maestro Alessandro Cadario, improntata ad una notevole incisività ritmica e ad una vitalità capace di mettere in piena evidenza i momenti più concitati della messa, dando vita a un affresco ricco di luci e di continui chiaroscuri. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gianni Villani
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