15 dicembre 2019

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29.05.2019

Coez: «Rispetto alle mode vado sempre controcorrente»

Il cantautore-rapper Coez
Il cantautore-rapper Coez

ROMA «Mi sono impegnato tanto in questo periodo ma mi è mancato il motivo principale per cui faccio questo lavoro, suonare. Ora riparto dai palazzetti, proponendo quasi 30 canzoni... non vedo l’ora». Lo dice accennando un sorriso Coez, il cantautore-rapper di origine campana, cresciuto a Roma, che con tre anteprime nella Capitale, ieri, oggi e domani al Palazzo dello Sport (già Palalottomatica), dà il via al nuovo tour che dopo una pausa estiva riprenderà dal 29 settembre all’Arena di Verona, per proseguire fino a dicembre. Tra le tappe: Torino, Ancona, Assago (Mi), Livorno, Firenze, Casalecchio di Reno (Bo), Acireale (Ct), Napoli e Bari. Concerti costruiti sull’intero percorso artistico di Coez (all’anagrafe Silvano Albanese, classe 1983), che festeggia quest’anno dieci anni di carriera solista: il suo quinto album, «È sempre bello», ha debuttato a fine marzo, direttamente al primo posto in classifica. Rispetto a 10 anni fa la scena musicale italiana è molto cambiata, rap e giovane cantautorato hanno più attenzione: «C’è chi dice che ci sia un pre Coez e un post Coez. Non so se sia così ma un contributo penso di averlo dato. Il mio percorso credo sia a sè, non ho mai seguito l’esistente, le mode. Sono sempre andato controcorrente». La cosa più bella che ti dicono i fans? «Che con la mia musica gli risparmio l’analisi. La scrittura si sa che è terapeutica, se poi lo è per qualcuno anche ascoltare le mie canzoni, è il massimo». Durante i concerti, Coez proporrà anche un video su Open Arms, Ong che opera nel Mediterraneo per salvare i migranti: «Volevo un momento “sociale“, e quella di Open Arms è una realtà che mi è vicina perchè la vivono alcuni amici. Non parlo di politica, ma il mio pubblico sa come la penso. Anche se non lo dico apertamente certe cose arrivano. Chi ha recepito qualcosa di me e delle mie canzoni, penso apprezzerà». Una partecipazione a Sanremo è da escludere? «Il festival m’ha sempre un po’ spaventato, ho provato due volte ma mi ha sempre “rimbalzato“ anche con pezzi che poi hanno fatto bei numeri. Io non sono uno che dice Sanremo o morte». •

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