21 agosto 2019

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18.01.2019

Bruce e quella batteria
rossa «The Factory
cerca nuovi spazi»

Gli studi di registrazione di The Factory
Gli studi di registrazione di The Factory

Una vocazione nata quando era ancora un bambino. Quando, a sei anni, si incantò davanti ad una batteria rossa nascosta tra decine di pianoforti, all’interno dello storico negozio di musica «Zecchini». Un «amore a prima vista» seguito da una lunga fedeltà, dato che suonare la batteria è oggi, oltre che la sua passione, la sua professione. Lavora con i progetti Le Maschere di Clara con Laura e Lorenzo Masotto, suona con Veronica Marchi, è un turnista molto richiesto («dove mi chiamano a suonare, vado: è con questo che mi mantengo») e ha una sua scuola dove insegna, ovviamente, batteria. Si tratta di Bruce Turri (Bruce è il nome con cui tutti lo chiamano fin da quando era ragazzino, il vero nome è Simone Pericle), classe 1988, batterista veronese con esperienze internazionali e fondatore di quella splendida realtà (tanto splendida quanto forse non così nota ai veronesi) che è The Factory - La Casa degli Artisti di Castel d’Azzano. Dove lo incontriamo per ascoltare i nuovi progetti di questo ragazzo vulcanico e determinato, positivo esempio di come, sia pure a prezzo di molta volontà e mettendo in conto qualche sacrificio, sia possibile vivere di musica. «La Factory nasce il 23 settembre 2013: un’idea “malsana“ che mi venne dal giorno alla notte. Volevo creare un grande contenitore per l’arte, per tutte le arti, pensando che a Verona uno spazio polifunzionale, qualcosa di simile a quello che in passato fu il Teatro Tenda, non esisteva. E questo era un vero peccato. Così ho individuato un capannone abbandonato in un ex allevamento di conigli a Castel D’Azzano e ho cominciato a lavorarci: c’erano solo la struttura piena di ghiaia e un bagno. Un po’ alla volta sono nate le stanze, il palco, lo studio di registrazione, la sala prove. Ho fatto tutto con materiale di recupero, senza alcuna impresa, solo e con gli amici che mi hanno seguito, ovvero alcuni miei allievi della scuola di batteria. Chiaramente ho esaurito tutti i miei risparmi, i miei mi hanno anche appoggiato e aiutato, non volevo che questo diventasse un business, ma una vera associazione di artisti. Abbiamo lavorato sodo quattro mesi ed è nata la Factory con i suoi 350 metri quadri, dove ora ha sede anche la mia scuola, Drum Academy. Facciamo concerti, teatro, mostre, videoclip, cineforum, registriamo pubblicità, cortometraggi, e ospitiamo artisti famosi in Italia e all’estero. I soci sono oltre 8mila». L’idea ha funzionato al punto che non solo oggi la Factory è un punto di riferimento internazionale, ma che gli spazi, pur ampi, non sembrano più sufficienti. E Bruce si è già più volte rivolto all’amministrazione comunale della nostra città (purtroppo però senza ottenere alcuna risposta, nonostante le ripetute lettere) per vedere se c’è qualche altro spazio dismesso in cui The Factory potrebbe allargarsi. «Non chiediamo nè soldi nè altro aiuto», precisa Turri. «Abbiamo spiegato che ci rendiamo disponibili per sistemare uno spazio abbandonato e degradato (penso per esempio all’ex Mercato ortofrutticolo) a nostre spese e con il nostro lavoro, e se il Comune ha piacere ci terremmo che poi desse il suo patrocinio. The Factory può dare molto, perchè la materia prima non manca, ovvero la cultura e la presenza di talenti incredibili che possono farci camminare a testa alta; Verona è una città ricca di possibilità ed ambizioni e su questo tema non possiamo essere da meno. Abbiamo visto che un sogno è possibile; rendiamolo più grande, rendiamolo realtà». L’appello è lanciato, la speranza è che venga raccolto, sulla base della considerazione di quanto la Casa degli Artisti ha già dato e portato a Verona.

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Alessandra Galetto
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