22 settembre 2019

Spettacoli

Chiudi

01.08.2019

Armiliato, da Salisburgo a Verona per la Traviata evento in Arena

Il direttore Marco Armiliato
Il direttore Marco Armiliato

Pur essendo impegnato al Festival di Salisburgo con «Adriana Lecouvreur» (protagonista Anna Netrebko), Marco Armiliato sarà anche in Arena questa sera per dirigere la recita evento de «La Traviata». «Il sovrapporsi d’impegni è una costante della mia carriera» spiega il Maestro, «ma sono innamorato del mio lavoro e quindi abituato a gestirli». L’Arena val bene una trasferta? Eccome! Si tratta di una serata speciale con un cast altrettanto speciale. Ho diretto spesso Plácido Domingo nel ruolo di Giorgio Germont e abbiamo un bellissimo feeling nella creazione del personaggio. Lisette Oropesa (Violetta Valéry) ha debuttato proprio con me al Metropolitan nella «Rondine» e da lì ha avuto una carriera splendida. È un’artista completa di grande intelligenza musicale. Non vedo l’ora di rivederla perché le voglio molto bene! Ho lavorato tante volte anche con Vittorio Grigolo (Alfredo) ed è sempre bello ritrovarsi per esplorare nuovi aspetti di un’opera. La regia di Franco Zeffirelli è stupenda e ci aiuterà senz’altro. Un parallelismo fra Adriana e Violetta? Al di là del fatto che «La signora delle camelie» di Alexandre Dumas (su cui si basa «La Traviata») sia stata influenzata dal dramma «Adrienne Lecouvreur» di Eugène Scribe e Ernest Legouvé, è curioso passare da un’Adriana avvelenata con le violette a una Violetta che muore... Scherzi a parte, sono due opere innestate sul mito della primadonna e, in entrambe le produzioni, posso contare su due protagoniste che sono sia dive, sia persone meravigliose, artisticamente e vocalmente. Musicalmente come descriverebbe i caratteri di Alfredo e Giorgio? La descrizione musicale perfetta la fa già Giuseppe Verdi, con il suo magnifico lavoro sul ritmo e sulla parola. Il mio compito è guidare gli interpreti nel rispetto del carattere del personaggio, da Alfredo, giovane innamorato che non si fa problemi sul futuro, al padre, che vorrebbe incarnare la ragione e alla fine scopre di avere torto. Lei è di casa alla Wiener Staatsoper e al Metropolitan. Come vivono l’opera il pubblico austriaco e americano? Sono i teatri dove sono stato di più e dove ho avuto la fortuna di lavorare con le eccellenze operistiche degli ultimi quarant’anni. I loro spettatori sono completamente diversi proprio perché rispecchiano la mentalità dei rispettivi paesi. Gli austriaci sono molto legati al rispetto della grande tradizione musicale e artistica, mentre gli americani vivono l’opera più come showbiz. Inoltre sono degli entusiasti, sempre disposti a imparare e aperti alle nostre idee artistiche. Al Metropolitan Zeffirelli e le grandi voci italiane sono leggenda perché il pubblico statunitense ha imparato ad amare la nostra cultura proprio tramite l’opera. La sua prima direzione veronese fu «Ernani» al Filarmonico nel 2005. Pensa che i tempi siano maturi per riportare quest’opera in Arena, dove manca dal 1972? Assolutamente sì: è un’opera molto areniana e da far scoprire ai giovani. Dopo Anna Netrebko, ora si sogna Jonas Kaufmann. Lei che lo conosce bene come lo vedrebbe in Arena? La voce Jonas è tanto bella quanto particolare, però ha una proiezione meravigliosa e lui è grandissimo artista, oltre che un caro amico, quindi perché no? Sarebbe fantastico se lui e Anna venissero in Arena insieme, magari per fare qualcosa con me. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Angela Bosetto
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1