29 settembre 2020

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12.11.2012

Allevi: «Tra me e il jazz non esiste compatibilità»

Il forum Fnac affollato per l’incontro con Giovanni Allevi FOTO BRENZONI
Il forum Fnac affollato per l’incontro con Giovanni Allevi FOTO BRENZONI

Al termine della piacevole conversazione, impreziosita da una «piccola guida all'ascolto», una signora, tra il pubblico che stipava il Forum Fnac, diceva che Giovanni Allevi conquista con la sua musica e ha la capacità di ispirare affetto nei suoi confronti.
Ed effettivamente è così. Sarà anche un personaggio controverso dal punto di vista artistico, ricco di tic e manifestazioni emotive apparentemente infantili, sopra le righe; tanto inconsuete che, a volte, ti vien da pensare che questo ragazzone «zazzeruto», quasi un «nerd» da cartone animato, stia recitando una parte ben studiata. Chi lo sa. L'esito, comunque, è umanamente vincente, e affiora l'idea che nel caso di Allevi l'originalità del personaggio prevalga sulla sua musica, geniale o scadente che sia.
Prima della sua entrata sulla scena - ove Giovanni dialogherà con Desirée Zucchi, responsabile artistica della Fnac - tra il pubblico transgenerazionale (e le donne in netta maggioranza) si respira un'aria da attesa degna di una rockstar, ma nessuno sembra prestare troppa attenzione alle note del nuovo disco, Sunrise (che pure è già secondo in classifica), diffuse in sala. E quando spiega genesi e obiettivi del disco, Allevi, pare effettivamente del tutto impregnato dell'attitudine positiva, terapeutica, quasi salvifica che, spiega, è alla base di Sunrise. «Il titolo si riferisce a un'alba interiore, e il lavoro, non lo nascondo, è anche una risposta alla critiche pesanti che ho subito. C'è sempre un “cattivone” (l'allusione non velata è a Uto Ughi, ndr) sulla nostra strada. Io come nel film Kung Fu Panda, ho assorbito l'energia negativa del “cattivone”, ho subito il colpo, ho passato due anni di depressione, fino a quando ho fatto un sogno-incubo, mentre stavo volando verso Osaka, in Giappone, da cui mi sono risvegliato con in testa, guarda un po', una melodia per violino e orchestra. Questo brano, che ho chiamato Il tema di Osaka, è stato l'inizio dell'opera. A volte passare attraverso una fase buia può avere effetti positivi».
Sunrise, ha spiegato ancora Allevi, è diviso in due parti distinte. Quella per pianoforte tende, in termini ideali («non sono un megalomane, parlo di un obiettivo, di un'intenzione, non dico di esser riuscito a centrare il bersaglio») a una ricerca dell'assoluto, dell'infinito. La seconda parte è, al contrario, un ripiegamento verso l'interno. Mettendo insieme i due movimenti mi piacerebbe comunicare un senso di pace, di equilibrio».
In certi passaggi di Sunrise affiorano Bach e Vivaldi, ritmiche sudamericane e accelerazioni rock. Qualcuno chiede a Giovanni che rapporti ha, invece, con il jazz. «Nessuno», risponde categorico, «anche se il jazz mi piace. Ma il jazz gioca soprattutto sull'improvvisazione e io, ansioso per natura come sono, non posso permettermelo. Diciamo che tra me e il jazz c'è un'incompatibilità di tipo psichiatrico».

Beppe Montresor
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