17 luglio 2019

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29.01.2019 Tags: Teatro Camploy , Verona , Adriano Celentano , Milo Manara , Adrian , Canale 5

Adriano (finalmente) canta, pubblico in delirio. Ma intanto Manara si «smarca»

«Mi si noterà di più se vengo e non parlo o se parlo e sto zitto?». Il dubbio, attribuito da Natalino Balasso a Celentano, viene sciolto dal Molleggiato in maniera sorprendente: non solo si presenta in scena al Teatro Camploy, ma parla (lo sketch del confessionale con padre Frassica) e canta due brani. Aggiungete un monologo drammatico di Ilenia Pastorelli, un intervento caustico di Balasso, la spalla di Giovanni (di Aldo, Giovanni e Giacomo), il discorso del naturalista Daniele Zovi, e arriva una terza serata esplosiva. Il pubblico a teatro applaude l'ingresso di Celentano, gli si getta addosso, lo chiama ("Adriano, amo te più di mia moglie"), gli bacia le mani, cerca di toccarlo e portarsi a casa un pezzo del Molleggiato.

 

IL SABOTATORE. Nel confessionale di Adriano, all'inizio, c'è solo la voce, ma le cose che dice lasciano il segno: «Confesso di aver scientemente sabotato gli ascolti di Canale 5. E ho intenzione di rifarlo. Sabotando l'audience per altre sei volte, fino a che di tutti i 6 milioni iniziali di spettatori, non ne rimarrà che uno soltanto. Ed è lui quello che cerco: a quel ragazzo non gliene frega niente se io canto o ballo. Lui salverà il mondo. Io non mi pento. Per quel ragazzo ribelle non mi pentirò mai. Ma per me stesso chiedo perdono». Padre Frassica lo assolve «in nome del Padre, di Silvio e del Santissimo ascolto». E stavolta come penitenza gli chiede, oltre alle preghiere, anche un rock, «perché a Dio piace il rock». E parte la linea di basso di "Pregherò", con il Molleggiato che entra in scena, microfono in mano. È il delirio, con la gente in piedi e applausi a pioggia. Adriano aspetta a cantare: c'è troppo rumore e le urla coprono la musica. Poi, finita "Pregherò", parte con un rock'n'roll ancora più scatenato. Al Camploy super lavoro per la sicurezza che deve tenere a bada il pubblico delle prime fila.

 

LA BOTTA ALLO STOMACO. Finito il rock, resta in scena solo Ilenia Pastorelli. Che è più rock di qualsiasi altra presenza sul palco (eccetto Adriano, ovvio).Il suo monologo è una botta allo stomaco. «Ti metti dei pantaloni attillati e mentre stai ballando, ti arriva una pacca sul culo. Te la sei cercata». E "Te la sei cercata" diventa il mantra che si sentono dire tutte le donne vessate, picchiate, violentate, stuprate. Il cambio di atmosfera è totale e arriva come una doccia fredda sull'entusiasmo della gente. Ed è una mossa geniale: uno è ben disposto, si rilassa, e le parole tremende della Pastorelli, con la voce sempre più rotta, ti entrano in testa. E non escono più. Quando tratteggia la violenza, "quello che succede dopo, più buio del vicolo in cui ti ha spinto", manca l'ossigeno e forse, solamente forse, si riesce a capire anche solo per un istante, quello che è successo. E anche la trafila successiva, quella della denuncia, evidenzia come la violenza subita dalle donne sia ancora giustificata: «Ma com'era vestita lei? Si era abbottonata bene la camicetta o...?. Ed è chiaro che stanno pensando a una cosa sola: "Te la sei cercata".

 

 

MA MANARA SI SMARCA

Milo Manara si smarca da “Adrian”. Con un post su Facebook il disegnatore precisa il suo ruolo nella produzione del film d’animazione e ci tiene a far capire perché è sbagliato dire che “Adrian” ha «i disegni di Milo Manara» e che non si tratta di una graphic novel dell’artista veronese. A quanto pare Manara è stato il designer dei personaggi e non l’animatore. Avrebbe tratteggiato i volti dell’Orologiaio, di Gilda e degli altri protagonisti, ma non si sarebbe occupato delle animazioni (che hanno bisogno fino a 24 fotogrammi al secondo per risultare fluidi): «Nel lontano 2009, accettai di partecipare al progetto di serie animata, con lo specifico ruolo di character designer, in compagnia di autori del calibro di Nicola Piovani, Vincenzo Cerami, Enzo D'Alò, oltre ovviamente ad Adriano Celentano», scrive Milo sulla sua pagina social. «Per quell'incarico ho realizzato, quindi, una serie di studi di personaggi, di sfondi e di ambientazioni insieme ad alcuni storyboard delle principali scene della serie». Poi specifica cosa è successo: «Questi disegni avrebbero dovuti essere utilizzati come riferimento per la realizzazione delle animazioni vere e proprie. Una volta consegnati i disegni, dunque, non mi sono assolutamente occupato, in nessuna fase della lunga e travagliata produzione, della realizzazione delle animazioni, essendo io un disegnatore e non un animatore». In pratica Manara ha solo fornito indicazioni di sceneggiatura, visualizzando con disegni l’idea di regia; solo alcune sequenze, dunque. «Mi rendo conto», scrive Manara, «che il fatto che alcuni disegni dei miei storyboard siano stati inseriti nell’animazione finale, nonostante non fossero realizzati per questo scopo, abbia creato ulteriore confusione». Al posto delle animazioni, secondo il disegnatore, sarebbero stati utilizzati i «continuity sketches». «La decisione di utilizzarli non è stata mia, e a suo tempo non ho potuto che far presente la mia forte perplessità».

Giulio Brusati
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