18 settembre 2019

Spettacoli

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24.08.2019

L’elegante Violetta di Lana Oren regala il bis di «Libiam»

Lana Kos e Amartuvshin Enkhbat ne «La Traviata» FOTO BRENZONI
Lana Kos e Amartuvshin Enkhbat ne «La Traviata» FOTO BRENZONI

In una delle sue lettere Giuseppe Verdi scrisse: «Se fossi un maestro preferirei il Rigoletto, se fossi un dilettante amerei soprattutto la Traviata». Al di là dell’ironia del Cigno di Busseto, è difficile trovare un melodramma che colpisca e rapisca l’animo di tutti (neofiti ed esperti) come la storia di Violetta Valéry e la nona recita areniana de «La Traviata», proposta nell’ultimo allestimento di Franco Zeffirelli ne è stata la prova. Giovedì sera, sotto la bacchetta navigata e teatrale di Daniel Oren, è giunto dunque il turno del quarto e ultimo cast assemblato dal Festival lirico per il capolavoro verdiano. Complice una ragionata frequentazione del ruolo e una propensione innata per la recitazione, il soprano Lana Kos (che proprio nei panni di Valéry esordì in Arena nel 2011) ha tratteggiato un’elegante Violetta dagli accenti intensi e dal fraseggio emozionale, dimostrandosi civettuola all’occorrenza, ma capace di commuovere gli animi quando richiesto. Fra i due Germont, primeggiava senza ombra di dubbio il Giorgio di Amartuvshin Enkhbat, il quale, lungi dall’accontentarsi di sfoggiare un timbro baritonale di rara bellezza, ha regalato una prova maiuscola, tutta giocata su finezze e dinamiche. Altrettanto bene non si può purtroppo dire dell’Alfredo di Stephen Costello, vocalmente altalenante e penalizzato da un taglio interpretativo che faceva oscillare il personaggio fra piattezza e nevrosi. Sempre deliziosa l’Annina di Daniela Mazzucato, veterana (insieme al marito Max René Cosotti/Giuseppe) di un cast di comprimari in cui spiccavano Clarissa Leonardi (Flora Bervoix), Alessandro Spina (Dottor Grenvil), Nicolò Ceriani (Barone Douphol) e Dario Giorgelè (Marchese d’Obigny), affiancati da Marcello Nardis (Gastone di Letorières) e Stefano Rinaldi Miliani (Domestico/Commissionario). Un plauso al Coro (preparato da Vito Lombardi) e alla prima ballerina Eleana Andreoudi, che ha capitanato la vivace danza delle Zingarelle, coreografata da Giuseppe Picone. Pubblico prodigo di applausi, con bis del brindisi «Libiam ne’ lieti calici», regalato a sorpresa da Oren dopo la conclusione. •

A.B.
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