04 agosto 2020

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09.07.2020

Isabella Ferrari: «La mia Fedra storia di passione senza tempo»

Una scena del monologo «Fedra» di Ghiannis Ritsos con protagonista Isabella FerrariL’attrice Isabella Ferrari sarà al teatro Romano il 24 luglio
Una scena del monologo «Fedra» di Ghiannis Ritsos con protagonista Isabella FerrariL’attrice Isabella Ferrari sarà al teatro Romano il 24 luglio

Torna in scena questa sera per la prima volta dopo il lockdown, alla Rocca Brancaleone nell’ambito del Ravenna Festival, insieme a Sergio Castellitto, per il debutto di «Ci sono giorni che non accadono mai», un testo di Valerio Cappelli che sarà contemporaneamente anche un omaggio a Ennio Morricone a pochi giorni dalla scomparsa, in quanto lo spettacolo propone una musica inedita del Maestro, registrata dall’Orchestra Corelli diretta da Jacopo Rivani. Lo racconta con emozione, Isabella Ferrari, che raggiungiamo al telefono mentre sta viaggiano verso la città romagnola per questo debutto. La stessa emozione che si avverte quando le chiediamo qualche anticipazione dello spettacolo che porterà al teatro Romano, nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese, venerdì 24 luglio: la «Fedra» di Ghiannis Ritsos per una produzione Aida Studio, a cura di Vittoria Bellingeri. Isabella, torna sul palcoscenico dopo questi mesi di forzata assenza con due spettacoli che hanno al centro il tema dell’amore. Salvifico o contrastato. Una necessità, dopo il lockdown? Non si può, oggi come sempre, non parlare di sentimenti. «Ci sono giorni che non accadono mai» è un racconto molto attuale perchè parla degli effetti del Covid-19 sulle relazioni umane e quindi affronta la solitudine e l’impotenza dei sentimenti nel “tempo sospeso” del lockdown. Non ho fatto alcuna prova se non quelle virtuali per prepararmi a vestire i panni di un’estetista che intreccia una relazione a distanza con un intellettuale romano, nei giorni dell’isolamento. L’eros del mio personaggio è naturale, carnale, spontaneo come può esserlo quello di una passione che si accende in segreto. E una figura carica di eros è anche quella di Fedra, un ruolo che ho sentito mio fin da subito per uno spettacolo che amo moltissimo. La Fedra di Ritsos è una rilettura estremamente contemporanea del mito che racconta dell’amore incestuoso di Fedra per il figliastro Ippolito. A partire dalla lingua, poetica e insieme piana e diretta: avete lavorato anche su questo? Soprattutto su questo. Questa Fedra è la rappresentazione di una storia assolutamente attuale in cui tutti possono riconoscersi, la storia di una donna che si dibatte tra passione e senso di colpa. Mi ha incantata da subito la lingua di così efficace pur nella sua valenza fortemente poetica e allusiva. La dichiarazione d’amore di Fedra a Ippolito è una confessione sofferta, dilazionata con allusioni, rimandi, dichiarazioni indirette fino allo svelamento finale. «Fedra» fa parte di «Quarta dimensione», ciclo di monologhi di ispirazione mitologica composto da Ritsos durante l'esilio a cui fu costretto dalla dittatura dei colonnelli alla fine degli anni '60. Si tratta di un'operazione di attualizzazione del mito, che ha però anche un’allusione alla realtà sociale e politica. Nella messinscena questa tensione resta? Resta nella sua dimensione più profonda. Diciamo che qui Ritsos usa le maschere dell’antica Grecia per parlare di democrazia, per far emergere le crisi sociali e quelle individuali, e infine per portare alla luce i sottili contrasti che esprimono tutto il dolore di una vita di opposizione al regime, in una costante tensione tra dimensione intima, personale, e sociale. Questa sarà la sua prima volta al teatro Romano. La emoziona? Mi emoziona per la bellezza del luogo, per la sua storia. Del resto questo è un testo in cui si parla dello struggimento di notti insonni con le stelle uniche compagne alla veglia. Non può che essere recitato in spazi all’aperto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Galetto
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