29 febbraio 2020

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23.01.2020

I maschi? Inutili, o quasi
Così si ride con Nancy Brilli

Affermata nel lavoro (un lavoro creativo come è quello della graphic novelist), single per scelta (una scelta di cui pare più che soddisfatta), fiera della sua vita ricca di impegni, alle prese con modelle e modelli che popolano di passaggio la sua casa, in cui vive sì da sola, ma per scelta. Che cosa può mai mancare ad una tipa indipendente come Teodolinda, per gli amici Teo? Un po' di tranquillità, quando il suo vicino molesto Gianni si mette a suonare la sua musica, ma soprattutto il desiderio non sopito di avere un figlio, ma senza l'impiccio di un uomo, e ancor meno di una relazione.

 

Parte di qui la divertente commedia «A che servono gli uomini» di Jaja Fiastri su musiche di Giorgio Gaber, per la regia di Lina Wertmuller, che il pubblico del Nuovo ha accolto con lunghi applausi l'altra sera, in programma all'interno della rassegna Divertiamoci a Teatro (repliche fino a domani sempre alle 21).

 

Ottima protagonista è Nancy Brilli, affiancata da un valido cast (con lei sul palco Daniele Antonini, Nicola D'Ortona e Giulia Gallone), in cui spicca su tutti Fioretta Mari, nei panni della mamma del dongiovanni Osvaldo: una recitazione che sa giocare su tempi comici perfetti; siparietti, i suoi, che sono risultati tra i più esilaranti.

 

Ma torniamo a Teo-Nancy Brilli: quando scopre che il suo rumoroso vicino di casa lavora in un centro di fecondazione artificiale, riesce, col pretesto di una visita, a rubare una provetta col seme maschile. Durante la gravidanza la curiosità la spingerà però a voler scoprire il donatore del seme... e sarà un autentico colpo di scena, che innesca una serie di situazioni comiche ma offre anche tanti, e attuali, spunti di riflessione sul ruolo della donna, sempre più emancipata e in costante conflitto con i "dogmi" della società civile.

 

Nancy Brilli, brava nel tenere il ritmo vorticoso che rende le due ore di spettacolo più che vivaci, ci offre una Teo non così aspra: la solitudine e, si presuppone, un'infinita serie di scottanti delusioni non l'hanno resa così severa e implacabile verso tutti. Al contrario, il suo è un personaggio che, a suo modo, esprime una dolcezza ed una certa fragilità, e per questo ci piace. Così come convince e piace la leggerezza che, nonostante il tema, la commedia sa mantenere, nell'alternanza di scene recitate e momenti musicali: ironia leggera, non sferzante e corrosiva, sul fenomeno odierno delle famiglie allargate, che si rivela sempre godibile donando due ore di spensierata allegri. Ma allora, si chiede lo spettatore alla fine, servono o no gli uomini? A dispetto della logica, verrebbe da dire: necessari, ma non sufficienti.


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Alessandra Galetto
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