24 settembre 2020

Spettacoli

Chiudi

27.03.2020 Tags: Musica

Facchinetti per Bergamo «Rinasceremo dal dolore»

Roby Facchinetti durante il concerto dei Pooh al Palafiera di Brescia
Roby Facchinetti durante il concerto dei Pooh al Palafiera di Brescia

ROMA Una città che soffre. In un silenzio irreale, in uno spazio irreale. Bergamo, una delle zone d’Italia più duramente colpite dall’emergenza coronavirus. «Mi affaccio alla finestra e mi stupisce quest’aria pulita che avevamo dimenticato, mi fa paura questo silenzio, perchè l’unico suono che si fa spazio è quello delle sirene delle ambulanze». Si commuove Roby Facchinetti, recluso da oltre venti giorni nella sua casa della città lombarda. Come tanti, ha dovuto fare i conti con lutti inaspettati: un cugino e un caro amico. E poi tanti, troppi conoscenti che se ne sono andati senza potersi scambiare un ultimo saluto. «Siamo tutti uguali davanti al virus. Ogni chiamata che ricevo è un drammatico bollettino di nuovi contagi o di morti, ormai ho timore quando squilla il telefono. E la frase che sta diventando sempre più ricorrente tra noi è: speriamo di rivederci. Così, senza aggiungere altro, perchè c’è solo questo da augurarsi», racconta l’ex Pooh, provato dal dolore, dalla rabbia, dalla tensione e dalla paura. «Ma è il terrore il sentimento che più di altri ci appartiene in questo momento - dice, con un filo di voce -. Per quello che può succedere alle nostre famiglia, alle persone care. Uscire di casa è come camminare su un terreno minato. La situazione non è tragica, di più. Al cimitero c’è una lista di due mesi, gli ospedali sono al collasso, medici e infermieri, veri eroi ed eroine, sono allo stremo. Ed è destabilizzante il non sapere quando tutto questo finirà: siamo impotenti e ci chiediamo, senza avere risposta, dov’è Dio in questo momento». Quel Dio delle città che, come mai prima di oggi, ci fa essere e sentire «Uomini Soli», come cantavano proprio i Pooh. In questa situazione così drammatica, Facchinetti si è rivolto a ciò che da sempre lo ha aiutato nei momenti più belli e in quelli più bui della sua vita: la musica. «Quando, qualche giorno fa, ho visto le immagini dei camion militari che portavano via le bare da Bergamo, ho pianto a dirotto. Sono passati a 50 metri da casa mia: ho immaginato che ci potessero essere anche i miei cari lì. Un’immagine che mi ha distrutto emotivamente - continua ancora nel suo racconto straziante -. Avevo bisogno di esserci in qualche modo, di reagire, di fare la mia parte con quello che so fare. E allora mi sono messo al piano e in 5 minuti è nato un brano dedicato a Bergamo al quale ho dato un titolo che fosse un’esortazione a farcela: “Rinascerò, rinascerai“. La musica è evasione e abbiamo bisogno di non pensare per un po’ a quello che sta succedendo, o almeno di pensarci meno». Composta la musica, serviva un testo che fosse tutt’uno con lo spartito. Facchinetti ha chiamato l’amico di sempre e collega Stefano D’Orazio (romano, ma bergamasco d’adozione), che nel giro di qualche ora ha messo giù un testo sincero, commovente, sensibile, pieno di fiducia e di rispetto per chi sta soffrendo. •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Necrologie