20 luglio 2019

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28.03.2019

Dervisci rotanti tra musica e misticismo

Più che un concerto, la partecipazione a un rituale di connessione con lo spirito millenario dell’uomo, al di là di ogni divisione. E con un messaggio salvifico. Lo spettacolo dei Dervisci Rotanti del Galata Mevlevi Ensemble, ieri sera al Teatro Nuovo, è una cerimonia in cui si fondono musica, danza e misticismo.

 

Originari della Turchia e dichiarati Patrimonio dell’Unesco, i dervisci – il cui nome significa povero o monaco mendicante – sono una delle confraternite islamiche sufi; simili agli asceti, ricercano la salvezza distaccandosi dalle ricchezze materiali. L’Ordine dei Mevlevi risale al secolo XIII, fondato dal mistico sufi Celadeddin Rumi o Mevlana: i dervisci sono vestiti con un copricapo che richiama le pietre tombali dei paesi musulmani (indica la tomba dell’ego) e con una tunica bianca (il sudario dell’ego).

 

A guidare il Galata Mevlevi Ensemble è il maestro Sheik Nail Kesova (nato nel 1939), al centro del palco, con i dervisci che ruotano intorno a lui, e i musicisti dietro. La cerimonia danzate si chiama “sema” e ha un repertorio musicale particolare, basato su quattro sezioni, vocali e strumentali, con un cantante, un suonatore di flauto (uno strumento chiamato neyzen) e due percussionisti. Per arrivare a potersi esibire come danzatore, un derviscio si sottoponeva a mille giorni di training, lontano dalla famiglia, nei conventi dei mevlevi, dove studiava etica, codici di comportamento e religione; e poi pregava, cantava, leggeva poesie e, ovviamente, ballava. 

 

Lo spettacolo di Verona fa parte della rassegna Live at Teatro Nuovo, che è promossa da Veneto Jazz che ha proposto già il mese scorso la cantautrice africana Fatoumata Diawara e che il 3 aprile ospita Angelo Branduardi. 

 

Su L'Arena di oggi la recensione

 

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