20 novembre 2019

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05.06.2019

Tarantino: «Io regista per spaghetti western»

Quentin Tarantino
Quentin Tarantino

Tutti conoscono l’amore di Quentin Tarantino per Sergio Leone e gli “spaghetti western“, ma questo non rende meno affascinante la lettura di un saggio pubblicato in questi giorni dalla rivista britannica Spectator che il regista di «Pulp Fiction» ha dedicato ai suoi predecessori italiani. «’C’era una volta il West’ è il film per cui sono diventato regista», scrive Tarantino in quella che sarà la prefazione a un nuovo libro di Christopher Frayling sul film di Leone pubblicato a fine maggio da Reel Art Press: «Mi ha mostrato come un regista fa quel che fa. Come andare a scuola di cinematografia». Il saggio fa da contrappunto all’ultimo film del regista («C’era una volta Hollywood», il n. 9 dei dieci che Tarantino ha promesso di girare, è stato presentato a Cannes) il cui protagonista (Leonardo DiCaprio) è un attore di western televisivi di serie B il cui manager (Al Pacino), per scaricarlo, decide di mandarlo in Italia a fare quegli ’spaghetti western’ da lui odiati: «Vai da Antonio Margheriti, Sergio Corbucci e lavora con loro». Se, tra gli italiani, Leone è stato, agli occhi di Tarantino, «il più grande», il saggio è una lettera d’amore al genere e ai suoi maestri: «Nella storia del cinema solo pochi registi hanno affrontato un vecchio genere e creato un nuovo universo». Sergio Leone, Sergio Corbucci, Duccio Tessari e Franco Giraldi «lo hanno fatto alla grande», scrive il regista, secondo cui «devi andare alla Nouvelle Vague per trovare un gruppo che amava altrettanto il cinema», con la differenza che Leone e gli altri «avevano alle spalle una fiorente industria del cinema». Ed è stato così che alla fine degli anni ’60 i western americani hanno lasciato il campo agli italiani».

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