20 novembre 2019

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25.05.2019

Stallone: «Mai smettere di lottare. Rocky e Rambo le mie due anime»

CANNES «Never stop punching», mai smettere di dare i pugni, mai smettere di lottare dice Sylvester Stallone ritenendo quello il messaggio più forte, l’eredità dei personaggi iconici del suo cinema, Rocky e Rambo.

L’attore è stato osannato dai 1.000 giornalisti presenti alla sala Debussy per la sua “lezione“ di cinema in occasione della ieri sera di «Rambo - first flood», il primo della saga, datato 1982 e ora restaurato alla vigilia dell’uscita mondiale a settembre di «Rambo V» di cui sono state proiettate le prime immagini. Applausi, standing ovation, e anche un regalo durante l’incontro: la foto incorniciata di Jean Paul Belmondo, suo fan, con indosso i guantoni da boxeur. In sala c’erano anche giornalisti con maglie a tema Rocky Balboa. «Un nuovo Rocky? Con braccia o senza braccia», ha scherzato l’attore ironizzando sulla tenuta fisica di quel fantastico personaggio nato nel 1976, diventato film da ben tre Oscar, «nell’anno - ha ricordato Stallone con la sua voce grave inconfondibile, dovuta, ha spiegato, ad un problema alla nascita - di Taxi Driver e di Tutti gli uomini del presidente». Stallone, stivaletti texani, camicia a scacchi, jeans e maglietta scura, ha sottolineato le differenze tra l’«ottimistico» Rocky e Rambo «che invece dà forma alla parte oscura di ciascuno di noi». Quest’ultimo è stato simbolo dell’America di Reagan, ma l’attore ha negato «non l’ho mai concepito con un’anima politica, non la sento io e non la sente lui, semmai patriottica. Il personaggio ha una grande storia, è nato leggendo della solitudine e della rabbia dei veterani del Vietnam e dei tantissimi che tentavano di uccidersi. Una volta uscito il film nel 1983 mi chiamò il presidente Reagan e mi disse: Rambo, ecco un vero repubblicano e così è cominciata questa leggenda».

Sylvester Stallone, 73 anni e un fisico ancora molto atletico e muscoloso, ma non per vanità o narcisismo: «Ho modellato il mio fisico per entrare nei personaggi come hanno fatto Harvey Keitel e Robert De Niro. Il linguaggio del corpo non è meno importante di altro». Sly ha spiegato come si senta tutt’uno con Rocky e Rambo, «non ho mai separato me stesso da loro, ne ho interpretato, sentito, le vittorie e i fallimenti, la solitudine e la gioia. Esprimono entrambi l’umanità e la difficoltà di essere in equilibrio con il mondo intorno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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