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28.02.2020 Tags: Cinema

Mirren, Orso alla carriera «Favolacce» tra i favoriti

Helen Mirren, Orso d’oro alla carriera alla settantesima edizione della mostra del cinema di Berlino
Helen Mirren, Orso d’oro alla carriera alla settantesima edizione della mostra del cinema di Berlino

BERLINO La settantesima mostra internazionale del Cinema di Berlino ha reso omaggio all'attrice inglese premio Oscar Helen Mirren con l'orso d'oro alla carriera. «Helen Mirren è una personalità forte i cui potenti ritratti hanno sempre la capacità di colpire. Ci ha continuato a sorprendere con le sue interpretazioni di personaggi complessi, sia nel suo Chris in Calendar Girls o in quello della regina Elisabetta II in The Queen», ha detto Mariette Rissenbeek, executive director della Berlinale. Mirren è un'attrice rinomata nel mondo e oltre ad essere stata la più giovane attrice entrata nella nota Royal Shakespeare Company, ha ricevuto innumerevoli premi, diversi Golden Globe e un Oscar per The Queen, di Stephen Frears nel 2006. Lo scorso anno l'orso d'oro alla carriera era stato ricevuto da Juliette Binoche. La cerimonia di conferimento del premio si è svolta a Berlinale Palast, anche alla presenza del nuovo direttore della Berlinale, Carlo Chatrian, già alla guida del festival del cinema di Locarno. Resta ora un non facile Toto Orso di questa edizione del Festival che si chiude domani sera. In corsa, stando ai rumors, sono soprattutto cinque film: «Dau. Natasha» di Ilya Khrzhanovskiy e Jekaterina Oertel; l’onirico «Undine» di Christian Petzold; «My Little Sister» di Stèphanie Chuat e Vèronique Reymond, film tra dolore e teatro e infine, in pole position, il nostro «Favolacce» di Damiano e Fabio D’Innocenzo e l’indie movie con aborto, «Never Rarely Sometimes Always» di Eliza Hittman. E questo, quando mancano all’appello solo due film che passeranno oggi: «Irradiès» Rithy Panh e il molto quotato iraniano «There is no Evil» di Mohammad Rasoulof. Sul fronte Italia non finisce qui, «Volevo nascondermi» di Giorgio Diritti potrebbe infatti correre per l’Orso al miglior attore da assegnare ad Elio Germano che, tra l’altro, è anche uno dei protagonisti di «Favolacce». Tornando a «Dau. Natasha» di Ilya Khrzhanovskiy ha dalla sua una singolare sperimentazione antropologica sado-maso e, soprattutto, la verità di un progetto che ricorda un Truman Show stalinista capace di liberare le zone oscure dell’uomo. Contro questo film c’è invece lo scandalo di alcune sequenze che potrebbero non piacere soprattutto al presidente di giuria Jeremy Irons. Ma è «Never, Rarely, Sometimes Always» di Eliza Hittman quello che mette d’accordo tutti. Di scena una storia on the road di una 17enne della Pennsylvania rurale alle prese con aborto, difficile da vivere e da raccontare, se non a New York. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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