11 dicembre 2019

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11.05.2019

Migranti, mafiosi ed eroi oscuri protagonisti al festival di Cannes

I fratelli registi Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne
I fratelli registi Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne

ROMA L’anima politica del Festival di Cannes (14-25 maggio) edizione numero 72, che si chiude il giorno prima delle elezioni europee, percorre il concorso in almeno sei film: «Young Ahmed» dei fratelli Dardenne, «A hidden life» di Terrence Malick, «Il traditore» di Marco Bellocchio, «It must be heaven» di Elia Suleiman, «Sorry we missed you» di Ken Loach e «Atlantique» di Mati Diop. Partendo proprio da quest’ultimo, della prima regista africana in concorso a Cannes, c’è il racconto di una migrazione. In un sobborgo di Dakar alcuni muratori di un cantiere, che stanno lavorando a una torre futuristica, non vengono pagati da mesi. Disperati, decidono di lasciare il Paese alla ricerca di un futuro migliore imbarcandosi sull’Oceano. Ken Loach, il regista «rosso», l’ultimo comunista per eccellenza, porta invece a Cannes, dove è un habituè, «Sorry we missed you», ovvero la storia di Ricky e della sua famiglia in lotta con i debiti dopo il crack economico del 2008. Un’opportunità per riconquistare l’indipendenza arriva a Ricky sotto forma di un furgone nuovo da acquisire in franchising per lavorare poi come autista-trasportatore. È un lavoro duro, ma quello di sua moglie come badante non è certo più facile. La sua famiglia, nel frattempo, verrà spinta verso un punto di rottura. Il regista filosofo Terrence Malick con «A hidden life» ci porta invece dentro un dramma della seconda guerra mondiale, raccontandoci la storia vera di Franz Jaegerstaetter, un contadino austriaco fervente cattolico che nel 1938, all’arrivo dei nazisti, fu l’unico del suo paese a votare contro l’Anschluss, l’annessione alla Germania di Hitler. Scoppiato il conflitto, nel 1943 si rifiutò di arruolarsi nell’armata dell’Asse e venne giustiziato. Di estrema attualità si annuncia poi il film dei fratelli Dardenne, «Young Ahmed». Di scena un adolescente belga che progetta di uccidere la sua insegnante dopo aver aderito ad un’interpretazione estremista di alcuni passi del Corano. In «It must be heaven» di Elia Suleiman, invece, un uomo fugge dalla Palestina alla ricerca di una nuova casa. Viaggia in diverse città, ma dovunque va vede dappertutto la sua terra natale. Un racconto burlesco che esplora identità, nazionalità e appartenenza, in cui Suleiman pone una domanda fondamentale: «C’è mai davvero un posto in cui ci si può sentire davvero “a casa“»? Infine, «Il traditore» di Marco Bellocchio, unico film italiano tra i 21 in concorso, racconta la storia del pentito di mafia Tommaso Buscetta, la cui famiglia fu sterminata dai Corleonesi, suoi rivali. Le dichiarazioni di questo pentito permisero ai giudici Falcone e Borsellino di portare alla luce l’esistenza della struttura mafiosa di Cosa Nostra. •

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