20 novembre 2019

Spettacoli

Chiudi

26.05.2019

La Palma d’Oro è a sorpresa Vince il film coreano «Parasite»

Bong Joon Ho riceve la Palma d’Oro per il Miglior film dalla DeneuveEmily Beecham migliore attrice per «Little Joe» di Jessica HausnerAntonio Banderas miglior attore per «Dolor y gloria» di Almodòvar
Bong Joon Ho riceve la Palma d’Oro per il Miglior film dalla DeneuveEmily Beecham migliore attrice per «Little Joe» di Jessica HausnerAntonio Banderas miglior attore per «Dolor y gloria» di Almodòvar

CANNES Gli applausi a Bong Joon-ho sono convinti, dalla platea della Lumiere c’è una bellissima ovazione verso il regista coreano di «Parasite». La Palma d’oro del festival di Cannes per una volta non divide. Peccato che l’Italia torni a casa a mani vuote senza riconoscimenti per «Il Traditore» di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino nei panni del boss pentito Tommaso Buscetta: la speranza c’era, ma anche la consapevolezza della concorrenza, resta la soddisfazione delle decine di paesi che hanno comprato il film, tra cui la Sony per la distribuzione in America. Il premio per «Dolor y Gloria» come migliore attore ad Antonio Banderas ricompenserà Pedro Almodovar che da tempo insegue invano il massimo premio di Cannes? «Non è un mistero che il mio personaggio, Salvador Mallo, sia Almodovar» dice applaudito il suo protagonista accettando il premio e dedicandolo a lui: «Lo rispetto, lo ammiro, lo amo, è il mio mentore. Come suggerisce il titolo del suo film c’è il sacrificio, il dolore dell’artista e la gloria come stasera. Ma penso che il meglio debba ancora venire». Per la prima volta è coreana la Palma d’oro di Cannes, con un film, «Parasite» (in Italia uscirà con Academy Two) che ha fulminato la giuria presieduta dal messicano Alejandro Gonzalez Inarritu e con la nostra Alice Rohrwacher. «Sono state giornate intense, insieme a discutere di film, a condividere la passione per il cinema. Con questa selezione incredibile era impossibile decidere tra registi iconici, nuovi talenti, generi differenti, è stata un’esperienza incredibile. La buona notizia è che le ricompense di oggi riflettono l’opinione solo nostra, ma i film andranno in tutto il mondo a farsi conoscere», spiega Inarritu prima di annunciare il vincitore 2019. Bong Joon-ho ricorda «il cinema francese di Chabrol e Clouzot che mi ha ispirato» e poi con generosità e irritualità dà la parola al suo attore feticcio Song Kang-Ho e saluta la famiglia in piccionaia. La grandezza di Cannes è anche avere in sala Quentin Tarantino e non premiarlo: se abbia partecipato alla cerimonia di chiusura consapevole di questo o meno resterà un mistero. Ma quando è apparso sul red carpet tutti i rumors raccolti fino a quel momento e che escludevano dal Palmares «C’era una volta a Hollywood», sono sembrati fuori pista. Torna a casa con un premio su cui aveva ironizzato: la Palm dog al cane Brandy di Brad Pitt, miglior cane del festival. La più emozionata, e non poteva che essere così, è Mati Diop, la regista franco-senegalese di «Atlantique», alla sua opera prima e premiata con il prestigioso Grand Prix ossia il secondo premio per importanza. A darglielo, che buffe cose accadono alle premiazioni, è una persona che più lontana non potrebbe essere, il muscoloso Sylvester Stallone in improbabile giacca. Non è l’unica donna del Palmares (secondo le voci la Palma sarebbe stata al femminile ma il “tetto di cristallo“ è ancora lì): oltre la Diop anche Celine Sciamma, migliore sceneggiatura, per «Portrait of a lady on fire». I fratelli belgi Dardenne non tornano a mani vuote - e questa non è una notizia per i vincitori di due Palme d’oro - con «Young Ahmed» vincono il terzo premio, quello per la regia. Del loro bel film dicono che «è un’ode alla vita, alla libertà di pensiero, all’apertura». Un tema cui accenna anche Michael Moore, il regista americano anti-Trump arrivato a Cannes per consegnare il premio della giuria andato a due film davvero meritevoli («Les Miserables» opera prima di Ladj Ly e «Bacurau» di Kleber Mendonca Filho e Juliano Dornelles): «L’arte può illuminare questi tempi bui». L’ovazione più grande della sala è per Ladj Ly, il giovane autore francese di origine malese che ha messo in scena un potente dramma ambientato nella banlieue: «È la miseria che lega cittadini e polizia. Dedico questo premio a tutti i miserabili del mondo». Viggo Mortensen, l’attore poliglotta, in francese ricorda Agnes Varda prima di dare il premio ai Dardenne. Per Emily Beecham, la protagonista di «Little Joe» di Jessica Hausner, premiata come attrice, è la consacrazione internazionale: l’interprete anglo-americana lanciata da «Ave Cesare!» dei Coen e popolare con la serie tv «Into the Badlands» è in piena ascesa. Il sipario su Cannes si chiude, il red carpet della cerimonia di chiusura resta in secondo ordine rispetto al Palmares. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1