21 luglio 2019

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20.06.2019

L’anima nera di Trapero in un film sulla sorellanza

Un’immagine di scena de «Il segreto di una famiglia»
Un’immagine di scena de «Il segreto di una famiglia»

ROMA L’anima nera, introspettiva del regista argentino Pablo Trapero torna alle atmosfere plumbee de «Il clan» per raccontare ancora una volta un universo malato nel film «Il segreto di una famiglia» (La Quietud) in sala dal 4 luglio con Bim. Di scena, come rivela anche troppo il didascalico titolo adottato nella versione italiana, un nucleo familiare, i Montemayor, in cui si consuma lentamente una storia tutta al femminile, di sorellanza, peccato e mistero all’ombra della dittatura militare. Dopo lunghi anni di assenza, a seguito di un ictus che ha colpito il padre, Eugenia (Bèrènice Bejo) ritorna a La Quietud, la ricca tenuta di proprietà della sua famiglia vicino a Buenos Aires, dove si ricongiunge con madre e sorella Mia (Martina Gusman). Eugenia e Mia - le due protagoniste - appaiono alquanto simili, quasi non si distinguono ad inizio film, sembrano gemelle ed amanti. Ridono, scherzano e si masturbano complici in uno dei tanti letti della casa ricordando un idraulico che da ragazze era nei loro sogni erotici. E ora per loro non è molto diverso, condividono segretamente lo stesso uomo, ma i veri segreti, le vere sorprese in questo film arriveranno dal passato dei loro genitori. Tutto si svolge in un’enorme e splendida villa - La Quietud - situata nella vasta e sconfinata campagna nei pressi di Buenos Aires. Una casa piena naturalmente di ricordi pronti a resuscitare con tutta la loro forza. «I tranquilli paesaggi che abbracciano le donne durante il giorno, mentre si aggirano tra gli alberi e gli animali, sono in netto contrasto con gli scenari notturni, quando un silenzio assordante rivela la storia vissuta tra queste mura - dice Trapero nelle sue note di regia - . ?Il segreto di una famiglia? - aggiunge il regista che con ’Il Clan’ ha vinto il Leone d’argento per la Miglior regia alla Mostra del Cinema di Venezia - invita lo spettatore a condividere la singolare profondità di ciascun personaggio e suggerisce di immergersi nei labirinti emotivi in cui questi splendidi e disperati individui mettono in scena la loro storia». •

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