11 dicembre 2019

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16.05.2019

Il ritorno di Almodovar con Banderas e la Cruz

Pedro Almodovar, Penelope Cruz e Antonio Banderas FOTO THE  JAKARTA  POST
Pedro Almodovar, Penelope Cruz e Antonio Banderas FOTO THE JAKARTA POST

CANNES (FRANCIA) Pedro e Antonio, Almodovar e Banderas, «Dolor y Gloria». «È il miglior Mastroianni che potessi avere», dice ai giornalisti italiani il regista come se fosse Fellini con il suo alter ego cinematografico. Nel film, in concorso al festival di Cannes e in sala con Warner, l’attore di Malaga che proprio Almodovar agli albori fece debuttare in «Labirinto di passioni» interpreta un regista depresso, in là con gli anni, in crisi creativa, che si rifugia nell’eroina e ritorna indietro alla sua vita di un tempo, dalla scoperta dell’omosessualità a quella del successo passando per il rapporto decisivo con la madre (Penelope Cruz). «Tutto nel film riporta a me: ci sono i miei mobili, la replica del mio appartamento a Madrid, persino i quadri dei pittori della movida di Madrid tra fine anni ’70 e inizio ’80, ma non tutto quello che racconto è accaduto, semplicemente sarebbe potuto accadere», spiega Almodovar, «c’è la mia vita al 40 per cento ma il mio profondo io al 100 per cento». «La sceneggiatura mi ha sorpreso per le verosimiglianze ma ho dovuto dissociarmi e diventare un personaggio pur essendo in totale confidenza con lui e avendo vissuto nella vita vera tante cose con lui», aggiunge Banderas, all’ottavo film con il regista della Mancha, «il più vero e naturale per me». Al di là della storia, Almodovar esorcizza in «Dolor y gloria» «l’ombra nera della mia vita, quella con cui devo convivere ossia il rischio che mi capiti quello che succede al personaggio, che perda l’ispirazione, la creatività o abbia incapacità fisica a dirigere un film. La grande paura per me è la perdita di cinema, lo schermo è l’unica compagnia, una dipendenza. Nel film alla depressione si rimedia con l’eroina ma è la pellicola la vera dipendenza. È il cinema a salvarlo e ha salvato me nella realtà». Dice Antonio Banderas di Almodovar, lui che lo conosce «da 37 anni: in tutti questi anni Pedro ha depurato il suo stile, è meno “crazy” ma non ha mai perso la propria personalità resistendo anche alle sirene hollywoodiane». Avrebbe avuto la sua occasione americana dirigendo «Brockeback Mountain», conferma poco dopo lo stesso regista specificando che adora il film di Ang Lee, ma che non ha accettato pensando «che mai a Hollywood sarebbe passata la mia idea, peraltro ispirata al libro, ossia che i due cowboy avrebbero scopato tutto il tempo come animali, se non altro per riscaldarsi». •

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