31 marzo 2020

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12.12.2019

«I due Papi», Pryce e Hopkins insieme tra santità e peccato

Un’immagine di scena de «I due Papi» nelle sale dal 20 gennaio
Un’immagine di scena de «I due Papi» nelle sale dal 20 gennaio

ROMA Anche se dovremmo essere abituati al fascino del Vaticano e dei pontefici, dopo «Habemus Papam» e «The Young Pope», «I due papi», il film proposto da Netflix dal 20 gennaio, sorprende anche di più. Tanti i motivi: Fernando Meirelles («City of God» e «The Constant Gardener - La cospirazione») alla regia; Anthony McCarten alla sceneggiatura («La teoria del tutto», «L’ora più buia» e «Bohemian Rhapsody») e poi due protagonisti da Oscar come Jonathan Pryce e Anthony Hopkins, rispettivamente nei ruoli di Papa Francesco e Papa Benedetto XVI sono una miscela davvero esplosiva. E se questo non bastasse, al centro del film un fatto storico epocale: la compresenza in Vaticano di due papi. Due pontefici che più diversi non potrebbero essere, ma che hanno in comune santità e peccato. Ricostruzione filologica degli ambienti perfetta, compresa una Cappella Sistina che sembra autentica, un conclave più vero del vero (con tanto di stufa per la fumata bianca) e poi il rapporto, tra pop e spirituale, tra i due papi che si sfiorano, si studiano, si accusano prima di diventare, nonostante tutto, amici. Tutto inizia quando il cardinale Bergoglio (Pryce) chiede per lettera il permesso di ritirarsi a Papa Benedetto (Hopkins), una sorta di schiaffo al pontefice conservatore di cui non condivide nulla. Di fronte al rischio di uno scandalo nel clero, Papa Benedetto convoca invece il suo critico più duro, nonchè suo futuro successore a Roma, per rivelare un segreto destinato a scuotere le fondamenta della Chiesa cattolica: la sua stessa voglia di rinunciare, ma al soglio papale. Da questo incontro nasce, almeno nel film, l’amicizia tra un Ratzinger conservatore, poco disponibile verso omosessualità, matrimonio dei preti, un uomo che si è allontanato forse troppo dalla gente per i troppi libri e che non sa neppure chi sono i Beatles, e un Bergoglio invece rivoluzionario, aperto a una Chiesa nuova, meno corrotta, francescana. Ad unirli, secondo la tesi del film, anche la colpa. •

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