30 maggio 2020

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20.03.2020

Hurt, i 70 anni del divo riservato e seducente

William Hurt in una scena di «Figli di un dio minore»
William Hurt in una scena di «Figli di un dio minore»

ROMA Compie 70 anni oggi l’attore che Maria Pia Fusco definì «divo timido e seducente» descrivendolo la sera in cui il Festival di Berlino premiava con l’Orso d’oro il suo «Smoke» diretto da Wayne Wang. Tanto William Hurt appare composto e del tutto «British» nei modi trattenuti e nella recitazione sommessa e duttile, tanto non lo è mai stato l’uomo William: un’infanzia segnata dal divorzio dei genitori, un’adolescenza toccata dalla prematura morte della madre, una vita matrimoniale turbolenta, una vita professionale turbata da abusi fisici, uso di droga e successivamente da una dolorosa artrite cervicale. Tutto questo però non gli ha impedito una carriera folgorante, baciata dal successo fin dalla prima interpretazione, «Stati di allucinazione» del 1980. In lui il regista Ken Russell colse l’espressione stupita e profonda dei grandi occhi azzurri, il fuoco trattenuto dello spingersi sempre all’estremo, la dicotomia tra una recitazione così naturale da apparire invisibile e un’incoercibile dolore interiore. Subito candidato al Golden Globe come miglior attore emergente, William Hurt deve l’immediata conferma un anno dopo a un altro regista inglese, Peter Yates che in «Uno scomodo testimone» lo trasforma nel guardiano notturno Darryl Deever, trascinato in un losco intrigo internazionale per amore dell’anchorwoman Sigourney Weaver. Nello stesso 1981 il giovane attore fa l’incontro della vita (professionale) e si ritrova, in una sola notte, eletto a sex symbol per il pubblico mondiale e star di Hollywood. È infatti Lawrence Kasdan a volerlo come protagonista del noir «Brivido caldo» dal racconto di James C. Cain. Sul set attore e regista sviluppano un’intesa artistica che è anche autentica amicizia tanto che faranno «coppia fissa» altre quattro volte, da «Il grande freddo» dell’83 a «figli di un dio minore» (1986), da «Turista per caso» (1988) a «T’amerò fino ad ammazzarti» (1990). Intanto però la carriera del nuovo divo ha preso anche altre strade: ha rinnovato il suo successo nel thriller con «Gorky Park» di Michael Apted (193), è stata coronata dall’Oscar come miglior attore per «Il bacio della donna ragno» di Hector Babenco (1985) dal claustrofobico romanzo di Manuel Puig. Negli anni ’90 William Hurt coglie i frutti di una carriera sempre molto attenta nelle scelte e spesso costruita sulla sensibilità di autori dall’indole europea. È il caso di Woody Allen in «Alice» (1990) e Wim Wenders («Fino alla fine del mondo» del ’91). Nel 1996 William Hurt viene scelto da Franco Zeffirelli per uno dei suoi più ambiziosi progetti internazionali: è il disperato Signor Rochester di «Jane Eyre» dal romanzo di Charlotte Bront: è l’inizio di una nuova fase nella carriera dell’attore, tentato da incursioni nel più classico cinema autoriale. •

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