15 novembre 2019

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28.06.2019

Harington giovane divo in crisi per Xavier Dolan

Un’immagine di  scena del film «La mia vita con John F. Donovan» di Xavier Dolan
Un’immagine di scena del film «La mia vita con John F. Donovan» di Xavier Dolan

ROMA Un giovane attore di grande fascino, diventato un divo globale grazie a una serie televisiva fantasy (niente draghi come nel trono di spade, qui si parla di un ragazzo dotato di poteri magici): un personaggio non troppo lontano, sotto questo aspetto, dal suo interprete, Kit Harington, protagonista di «La mia vita con John F. Donovan», in sala da ieri con Lucky Red. È il primo film in lingua inglese dell’enfant prodige Xavier Dolan e quello finora che per l’attore/regista canadese, è stato, come lui stesso ha raccontato, il suo più complesso da realizzare. Nel cast, fra gli altri, Susan Sarandon, Jacob Tremblay, Natalie Portman e Kathy Bates. La storia ruota intorno all’innocente amicizia di penna (non si sono mai incontrati) tra la star Donovan e un suo piccolo fan, Rupert (Tremblay), bambino, ai suoi inizi come attore, cresciuto da una mamma single. Una strada di dialogo onesto da parte del giovane divo, che nel proprio quotidiano, invece, dice molte bugie, per nascondere la sua omosessualità. Una scelta dettata dalla paura di perdere la carriera hollywoodiana, che l’ha anche portato a un matrimonio di facciata a una crescente inquietudine. Come sempre Dolan (che al contrario di John non ha mai nascosto di essere gay), unisce alla storia elementi autobiografici: dall’aver realmente scritto da bambino una lettera a un divo (era Leonardo DiCaprio e pare non gli abbia risposto), al rapporto primario dei protagonisti con le madri. Qui ce ne sono due impegnative: quella di Rupert, Sam (Portman) che soffre per aver rinunciato ai propri sogni, e l’intensa e a volte incontrollabile Grace (Sarandon), mamma di John. Il nucleo drammatico della trama arriva con la scoperta da parte di una testata di gossip, della corrispondenza fra John e Rupert: una notizia che sconvolge il mondo della star. Rupert ormai attore adulto (Ben Schetzner) ripercorre anni dopo la vicenda del suo idolo con una giornalista (Thandie Newton) e pronuncia le tre domande che Dolan rivolge a se stesso e a tutti noi: cosa dovremo sapere di un artista? Cosa dovrebbe rivelare di se stesso? E perchè ci interessa? Il viaggio emotivo che qui ci propone il cineasta è discontinuo: montagne russe, tra grande coinvolgimento e passaggi a vuoto, figlie dei continui rimaneggiamenti della sceneggiatura e del montaggio. •

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