25 giugno 2019

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24.05.2019

Favino: «Nove chili in più per diventare Buscetta»

Il cast con il regista Marco Bellocchio alla presentazione di «Il traditore»
Il cast con il regista Marco Bellocchio alla presentazione di «Il traditore»

CANNES «Niente di più lontano da me, dal mio mondo, io di Piacenza lui di Palermo, e poi la mafia e tutti i fatti di sangue, eppure piano piano mi sono impadronito di questa storia, di questa figura tragica per raccontarla non certo come un eroe ma certamente come un uomo di coraggio, una qualità che ammiro forse perchè a me non appartiene» dice Marco Bellocchio, in concorso ieri al festival di Cannes con «Il Traditore», un film sul boss pentito di mafia Tommaso Buscetta, in 350 sale al cinema in Italia con 01 Distribution. Ecco così che Bellocchio per la prima volta nella sua lunga carriera filma una sparatoria, ad esempio, e gira scene in quel dialetto stretto palermitano, come ha raccontato Luigi Lo Cascio, un perfetto Totuccio Contorno, «di cui non capiva nulla». Tutto ruota intorno a Buscetta, a quel periodo cruciale dell’inizio anni ’80 quando alla mafia antica si oppongono i corleonesi di Totò Riina, alla sua decisione di parlare a Giovanni Falcone, al maxi processo a Palermo. «È un uomo che rischia, non vuole essere ucciso nella guerra di mafia, difende la sua vita, i suoi figli, per gli altri è un traditore, per lui stesso è un conservatore dei valori mafiosi. Se c’è una fascinazione non è certo per farne un eroe, su questo non penso ci siano equivoci», si è difeso Bellocchio sull’inevitabile osservazione sul fascino dei malvagi. Pierfrancesco Favino con capacità mimetica si è trasformato in Buscetta, un boss che amava godersi la vita, vanitoso, carismatico «una grande personalità, secondo ogni documentazione fatta prima delle riprese», racconta il protagonista che forse per sentire meglio il personaggio ancora addosso si è presentato con un look vagamente vintage, nei colori e nello stile di abito e camicia. Dice Favino: «Sono ingrassato 9 chili, ma non è virtuosismo, mi serviva ricordare la ruralità della mafia, questi stomaci rotondi, l’aria tozza nonostante il tentativo di sfinirla con i gabardine e quei chili in più mi hanno cambiato il respiro e il modo di guardare gli altri. Per uno come Buscetta gli occhi degli altri sono importantissimi e infatti ha cominciato a farsi plastiche già negli anni ’70, quando ancora non era un potente. Non è stato solo cercare di assomigliargli, ma di avere la sua stessa energia. Del resto la leggenda lo rincorre, si è costruito una memoria di se stesso dai libri alle interviste televisive, dimostrando di essere anche un fine stratega della comunicazione». •

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